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martedì 6 settembre 2016

Ma il quantitative easing è servito ?

Partiamo dalla definizione 

Con alleggerimento o allentamento quantitativo, o anche facilitazione quantitativa, sovente con la locuzione inglese quantitative easing (o QE), si designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta a debito da parte di una banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico.

Quindi 

Una politica monetaria espansionistica, allo scopo di stimolare la crescita economica e l'occupazione, tipicamente coinvolge le banche centrali nell'acquisto di titoli governativi con scadenza a breve termine, per abbassare gli interessi medi di breve termine presenti sul mercato. Tuttavia, quando gli interessi a breve termine sono prossimi al valore di zero, questo metodo non può più essere efficace per lungo tempo. In simili circostanze, le autorità monetarie possono continuare a ricorrere al quantitative easing per stimolare ulteriormente l'economia, tramite l'acquisto di attività aventi scadenza con orizzonte temporale più esteso di quelli a breve a termine, portando gli interessi di lungo termine al di fuori della Curva dei rendimenti.

Il quantitative easing è uno strumento in grado di assicurare la permanenza dell'inflazione al di sopra di una certo valore-obiettivo. Il rischio di questa politica monetaria è il fatto che si riveli più efficace del previsto contro la deflazione nel lungo termine, portando ad un eccesso di inflazione a causa dell'aumento dell'offerta di moneta: a prescindere dal quantitative easing è pure da notare che questa dinamica deflazione-inflazione è propria e tipica della deflazione in sè, se è vero che storicamente a un periodo di deflazione è generalmente seguito uno di inflazione (o iperinflazione).
In accordo col Fondo Monetario Internazionale, la Federal Reserve e vari altri economisti, il quantitative easing ha mitigato i rischi e contribuito a tenere sotto controllo vari problemi durante la crisi globale del 2007-2008.

Inoltre, il QE effettuato a macchia di leopardo, iniziato dagli USA , poi seguito da Giappone e poi , dico poi dalla BCE , ha mitigato il suo effetto rilanciando in modo proporzionale le economie.
Ma la domanda è chiara: è servito?

Partiamo dai presupposti, reggere il mercato delle obbligazioni sovranazionali sotto attacco e la concomitanza della Crisi del Sistema Bancario in crisi di liquidità. Montagne di denaro confluito alle Banche a tassi pari allo zero che compravano titoli sotto la pari ( in perdita sul valore di emissione e di rimborso) , che quindi guadagnavano soldi a palate ( basta vedere i bilanci delle banche) .
Ma tutta questa liquidità rimaneva nel sistema bancario , senza che la liquidità potesse tornare a vantaggio di nessun altro. Infatti, in questo periodo le banche hanno ridotto o eliminato l'erogazione di mutui e chiedevano ai Clienti e Aziende di rientrare. Questo unito alle manovre fiscali  degli Stati ha drenato la popolazione di soldi creando ulteriore crisi di liquidità.
Infatti, ora le banche centrali si stanno chiedendo se c'era un'altra soluzione .

Partiamo dall'inizio. 
Bisognava sostenere il mercato e immettere liquidità , senza svuotare le tasche della popolazione.
Allora? 
Le Banche Centrali, potevano predisporre che tutto il debito della popolazione riconfluisse nelle banche , come?

Bastava chiedere che il debitore dimostrasse il Suo debito verso banche e finanziarie e che lo stesso fosse rifinanziato al stesso tasso che le Banche Centrali hanno adoperato finanziare le banche .
È facile capire che: 
Le banche sarebbero rientrate in liquidità 
Le banche avrebbero avuto meno insolvenze 
Le banche avrebbero potuto continuare a fare le Banche
Le banche avrebbero dovuto comprare le obbligazioni in una percentuale del 20-30% degli importi rientrati, sostenendo il mercato
La popolazione avrebbe avuto più liquidità , pagando meno il Suo debito invece di ripulire le loro tasche
Dopo tanti miliardi immessi sul mercato, invece con il QE abbiamo ottenuto che molte banche sono fallite ( Etruria , Banche delle Marche per esempio) e molte sono in procinto di fallire con l'effetto di aver azzerato le posizioni di molti Clienti. Molte banche avevano fatto sottoscrivere anche prestiti ai loro Clienti per poi farli partecipare ai LORO aumenti di capitale, ma almeno in questi casi la magistratura è 
                        



intervenuta annullando di fatto il debito che era rimasto ai Clienti. Inoltre, molte aziende godevano di linee di credito in virtù delle azioni o delle obbligazioni detenute dai Clienti che avendo perso tutto, ora erano privi di garanzie reali da offrire per mantenere le Line di credito per le loro Aziende.

Quindi dopo il quantitative easing gli Stati hanno introdotto il Ball-in? 
Assolutamente no, infatti il Ball-in era stato approntato oltre due anni addietro, ma nessuna Banca aveva provveduto a cercare di sanare i loro buchi.

Sono almeno 15 le banche in crisi in Italia. Istituti grandi del Nord Est finiti sotto inchiesta e costretti dalla Bce a ricapitalizzare, ma anche piccole banche locali commissariate da Bankitalia e ora a rischio bail-in (salvataggio dall'"interno" del sistema).
                              

Ricavato da internet
LaStampa.it ECONOMIA

Le 5 pecore nere

A far sballare questa media sono soprattutto 5 banche: ovviamente il Montepaschi, che presenta una quota di crediti deteriorati del 21,2% (24,06 miliardi su un totale di 113,5), quindi Veneto banca (4,9 miliardi pari al 22,5%), Banca Carige (18,9%), Credito Valtellinese (17,9) e Banco Popolare (17,4). Quest’ultima, però, con la recente fusione con Bpm e l’aumento di capitale da un miliardo, ha messo in sicurezza i suoi conti. La media dell’intero sistema bancario è pari al 16,8% contro il 5,8% di media europea, segno che all’estero le banche sono riuscite a far pulizia nei loro bilanci meglio e prima di noi. 
Se si passa alle sofferenze nette, che in base agli ultimi dati di Bankitalia ammontano a 87 miliardi, si nota che la concentrazione del rischio aumenta ulteriormente. Sulle prime 12 banche italiane infatti pesano ben i tre quarti dei crediti più problematici, ovvero 65,9 miliardi su 87. Unicredit ha la quota più alta (20,17 miliardi) seguita da Intesa Sanpaolo (15,1) ed Mps (10,18). Ma non tutti hanno le spalle sufficientemente larghe per sostenere allo stesso modo questo fardello. In base alla ricerca Uilca/Centro studio Orietta Guerra, se si sottraggono tutte le sofferenze dal totale del patrimonio si ottiene un saldo ampiamente positivo, pari a circa 84miliardi. Se si analizzano però le singole posizioni si scoprono punti di forza e punti di debolezza. Il caso più grave, nemmeno a farlo apposta, è quello di Montepaschi: se la banca senese dovesse azzerare l’intero valore delle sue sofferenze andrebbe in rosso per 509 milioni, visto che il suo patrimonio al 31 marzo era pari a 9,67 miliardi. Intesa Sanpaolo fa invece segnare un «avanzo» di 35,1 miliardi, Unicredit di 30,2, Ubi di 5,57. Il margine più risicato è invece quello di Veneto Banca, che dispone di appena 359 milioni di patrimonio in più rispetto alle sofferenze e non a caso potrebbe essere una delle prime banche su cui intervenire dopo Mps.  

la realtà invece è che le banche fallite o in area di fallimento dove non appare la più compromessa

                                             

                              
Dopo fiumi di miliardi introdotti ( fino a 80 miliardi di euro AL MESE immessi solo dalla BCE )  continuano a valutare sugli effetti non avuti, insomma per dirla in breve sul fallimento del QE e su che cosa fare... ma di certo sono state "bruciate"  tante ricchezze e le banche stanno vendendo il proprio credito in sofferenza a finanziarie...dove finiranno ?

Credo che sia finita l'epoca dell'investimento " fai da te" e che ci si debba guardare in giro avvalendosi di professionisti come i promotori finanziari per evitare di trovarsi in portafoglio altri titoli spazzatura .







lunedì 8 giugno 2015

Serpico maggiori controlli sui conti correnti

La Superanagrafe dei conti correnti avrà a disposizione anche la giacenza media dei conti correnti. È una novità di quest’anno, prevista nella Legge Stabilità 2015, e diventata operativa recentemente con un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che stabilisce l’obbligo per banche, Poste Italiane e altri intermediari di includere la giacenza media nei dati che devono inviare entro il 30 giugno.

COME CALCOLARLA - L’Agenzia delle Entrate intende per giacenza media dei conti correnti l’importo medio dei crediti del cliente in un determinato periodo rapportato a un anno. È importante saper calcolarla, poiché serve ai fini del rilascio della DSU, la Dichiarazione Sostitutiva Unica che consente l’accesso a diverse agevolazioni riguardati prestazioni assistenziali e sostegno al reddito. Vanno sommate le giacenze per ogni giorno dell’anno, quindi dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, e poi tale importo va diviso per 365. Nel caso di conti correnti cointestati, il saldo e la giacenza media sono pari al 50% se i titolari del rapporto sono 2, mentre scende a 33,3% se sono tre, e così via. Il dato della giacenza media andrà indicato nel modello ISEE nella prima sezione del Quadro FC.2, “Depositi e conti correnti bancari e postali”, dopo aver specificato quale tipo di rapporto finanziario si detiene (Conto Corrente, Libretto Postale, etc) va poi indicato l’ammontare del saldo contabile attivo. Qualora la giacenza media fosse superiore al saldo (perché nell’anno precedente alla presentazione della domanda il contribuente ha acquistato dei beni immobiliari o mobiliari), allora l’ISEE verrà calcolato sul saldo.

CONTROLLI FISCALI SULLA GIACENZA - L’obiettivo dei controlli fiscali sulla giacenza media dei conti correnti è quello di scoprire i soggetti usufruiscono di agevolazioni sociali senza riunire i requisiti, ovvero quelli individui che «barano» sulla propria ricchezza familiare e dichiarano molto di meno di quanto effettivamente dispongono per potere accedere alle prestazioni sociali agevolate. Si tratta di un dato in più rispetto a quelli che già sono stati comunicati per gli anni precedenti, e che riguarderà il 2014. Per i conti correnti verranno inviate quattro informazioni essenziali: saldo contabile a inizio e a fine anno, importo totale degli accrediti effettuati e quello degli addebiti nello stesso anno. Se il conto è stato aperto nell’anno verrà comunicato il saldo iniziale all’apertura, mentre se il rapporto è stato chiuso verrà inviato il saldo finale alla chiusura.

CONTI DEPOSITI E CARTE DI CREDITO - Nell’emendamento inserito nella Legge Stabilità 2015 a fine dicembre 2014, sono previste anche novità riguardanti i conti deposito, le carte di credito, le cassette di sicurezza e altri rapporti bancari e finanziari. In particolare, per i conti deposito si terrà conto del controvalore dei titoli rilevato a inizio e a fine anno e dell’importo totale degli acquisti, ad eccezione di eventuali rinnovi, e dei disinvestimenti di titoli e fondi. Per quanto riguarda le carte di credito e bancomat nel mirino ci sarà il plafond di spesa a inizio e a fine anno, nonché l’importo totale degli acquisti effettuati durante anno. Per quanto concerne le carte prepagate verrà analizzato l’importo totale delle ricariche effettuate durante l’anno.

LE ALTRE OPERAZIONI - Per le cassette di sicurezza verranno acquisite le informazioni sull’ammontare delle operazioni effettuate e del numero di accessi effettuati durante l’anno. Infine, sarà acquisito il valore totale degli acquisti e delle vendite di oro e metalli preziosi nel corso dell’anno. Il Superanagrafe dei conti correnti include anche informazioni relative ad altri rapporti finanziari e a eventuali operazioni extraconto, e servono all’Agenzia delle Entrate per combattere l’evasione fiscale. Questo database, insieme all’incrocio con i dati riguardanti il reddito dei contribuenti, consentono al Fisco di elaborare delle liste di soggetti con determinate anomalie. Su questi contribuenti “sospetti”, gli uffici dell’agenzia delle Entrate conducono particolari approfondimenti per cercare di capire se si è di fronte a una situazione di evasione fiscale o meno.

martedì 20 novembre 2012

Nuovo slancio dei consumi in CINA

Si è aperto a inizio novembre il XVIII Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese. Il preannunciato cambio della guardia ai vertici della gerarchia cinese porterà Xi Jinping ad essere il nuovo Presidente e Li Keqiang nel ruolo di Premier. I nuovi leader ereditano un tasso di crescita economica che pur essendo al di sopra degli obiettivi Governativi è più basso rispetto agli anni passati. Il principale impegno del governo è dunque oggi quello di concentrare gli sforzi sulla redistribuzione della ricchezza e il ribilanciamento dell’economia, riducendo ulteriormente la dipendenza dalle esportazioni, a favore dei consumi interni. Inoltre grande attenzione dovrà essere prestata dal Governo al tema caldo dell’inflazione, che pur essendo attualmente sotto controllo potrebbe risentire dell'aumento dei salari e dell’immissione di enormi quantità di liquidità a livello globale.
In termini di politica economica, il Comitato Permanente ha pieni poteri decisionali su qualsiasi aspetto, dagli obiettivi di crescita del PIL agli investimenti. Le priorità della nuova classe dirigente saranno in primo luogo, in linea con il 12° Piano Quinquennale, la diffusione della ricchezza oltre le prospere province costiere e la gestione della transizione verso un'economia più incentrata sui consumi interni, come ribadito già durante il primo giorno di riunione del Congresso.
Le principali aree di intervento del 12° piano quinquennale nello specifico sono:
• Ristrutturazione economica
• Accettazione di un tasso di crescita annuale più basso
• Creazione di un modello economico equilibrato e sostenibile
• Spostamento del volano della crescita dai settori dell'export verso la domanda interna dei consumatori attraverso l’aumento dei salari
• Progresso industriale
• Equilibrio sociale
• Riduzione del divario tra redditi urbani e rurali
• Sviluppo regionale
• Miglioramento del tenore di vita
• Tutela dell'ambiente
• Risparmio energetico
• Miglioramento della qualità ambientale
• Sviluppo di nuove fonti energetiche
Sono in molti a pensare che nei prossimi anni assisteremo ad un rafforzamento delle linee già tracciate. In particolare, verranno chiariti i dettagli delle strategie che la Cina intende adottare per spostare il fulcro dell'economia dall'export ai consumi, reindirizzare la spesa dalle immobilizzazioni (attualmente al 50% circa del PIL) verso i consumi e mantenere l'armonia sociale nonostante la rapida urbanizzazione e la crescente consapevolezza politica di una popolazione tecnologicamente avanzata. Tra le sfide che attendono la nuova leadership non bisogna dimenticare il sostegno alla crescita dei servizi e il rafforzamento degli accantonamenti privati per sanità e pensioni.
In base a quanto avvenuto in passato, molti osservatori prevedono inoltre che il cambio di leadership sarà accompagnato da nuove misure di incentivazione per accentuare la sensazione di "benessere" legata all'evento e promuovere alcuni segmenti dell'economia. Ciò sarà reso possibile anche grazie alla crescita economica, che ha recentemente dato segni di stabilizzazione. Ad ottobre l'espansione del settore terziario in Cina ha infatti registrato un rimbalzo, unendosi ai progressi del comparto manufatturiero a dimostrare che l'economia cinese sta dando segni di ripresa. L'indice dei direttori d'acquisto è salito a 55,5 in ottobre rispetto al 53,7 del mese precedente, secondo il National Bureau of Statistics e la China Federation of Logistics and Purchasing. Il dato fa seguito a due precedenti rapporti che indicavano una ripresa dell'attività manifatturiera.

Un commento di Raymond Ma, di Fidelity, "Guardando al mercato azionario cinese, questa fase risulta essere particolarmente interessante. I titoli azionari cinesi continuano ad essere scambiati su valutazioni vicine ai minimi storici pari a 9-10 volte gli utili stimati del prossimo anno e il cambio di leadership potrebbe favorire un rally in particolare per i settori legati ai consumi...
aumenterà l'impegno per accelerare l'urbanizzazione e la redistribuzione della ricchezza.
I settori ad elevato potenziale di crescita, sono l’abbigliamento, le assicurazioni e internet" (fonte Bloomberg, dal 23.02.11 al 14.11.12)

mercoledì 19 settembre 2012

Le Banche Italiane

Per capire se sono ancora agonizzanti o in via di guarigione, abbiamo il RATING, che appunto è il termometro di quanto quella banca sia in grado di rimborsare i loro "debiti". Se guardiamo questi dati allegati all'articolo, vediamo che molte sono molto giù

giovedì 26 luglio 2012

Mappa mondiale del rating sul debito sovrano

Rating, una parola per dire "pagella". Infatti, attraverso questi simboli decrescenti si valuta la sicurezza, l'affidabilità e quindi la garanzia di vedere rimborsato il proprio investimento. Allora bisogna valutare anche quanto sia sicura la mia Banca. Una Banca solida, una società seria che non ha titoli spazzatura e non ha bisogno di ottenere soldi dalla BCE per ricapitalizzare.