«Essere Financial Advisor da sempre è stato il mio credo. Condividere con il mio Cliente, la mia disponibilità, la sicurezza, la trasparenza, la solidità e la serietà. Questo si ottiene solo se la cultura finanziaria viene condivisa e vissuta con il mio Cliente. Aiutami ad aiutarti.»

domenica 28 febbraio 2016

Crisi = Opportunità

La parola CRISI si traduce in Cinese con la parola OPPORTUNITÀ ... direi che la saggezza orientale
questa volta dovrebbe ispirarci.
Ho riportato l'andamento di un comparto di una Sicav , specializzata proprio in materie prime. Mi sono limitato a postare l'andamento , non per sollecitare l'investimento o quant'altro, ma per fare una considerazione.
Se la crisi mondiale deve finire o è finita, le materie prime dovranno cominciare a crescere, quindi in un asset bisognerebbe valutare , in base al proprio grado di rischio, ad inserir una quota in questo settore.
Dopo tutto, ci sono sempre due modi per investire: 
- PIC , Piano Investimento , versando in unica soluzione;
- PAC, Piano Accumulo , versando importi ricorrenti (mensili).
Se il mercato risale e sono riuscito ad entrare in un momento dove le quotazioni sono basse, forse è
l'opportunità da cogliere...
Lo stesso vale dopo un periodo di crescita, bisognerebbe avere il coraggio di uscire ...
-2014 boom del mercato obbligazionario;
-2015 il dollaro si rafforza sull'euro;
-2016 ....e se fosse la volta delle materie prime ?

lunedì 18 gennaio 2016

Petrolio



Quali paesi corrono i maggiori rischi di collassare a causa del persistere di quotazioni del greggio molto basse? Il prezzo del petrolio di cui hanno bisogno i grandi produttori per mantenere in equilibrio i propri conti si posiziona su livelli lontani da quelli registrati negli ultimi giorni. Mentre le quotazioni si portano al di sotto di quota 30 dollari al barile e i ‘petrodollari’ si svalutano, una delle domande fondamentali è: fino a che punto i paesi produttori possono reggere l’urto? 

Quali paesi corrono i maggiori rischi di collassare a causa del persistere di quotazioni del greggio molto basse? 

A seconda del soggetto a cui venga rivolta la domanda, il prezzo del petrolio di cui hanno bisogno i grandi produttori per mantenere in equilibrio i propri conti si posiziona su livelli lontani da quelli registrati negli ultimi giorni. Mentre le quotazioni si portano al di sotto di quota 30 Usd e i ‘petrodollari’ si svalutano, una delle domande fondamentali è: fino a che punto i paesi produttori possono reggere l’urto senza collassare? 

Non è un’operazione facile calcolare i rischi economici e politici per i grandi esportatori. Russia, Arabia Saudita, Iran e Venezuela hanno bisogno di prezzi minimi diversi per riuscire ad evitare tagli allo stato sociale e agli investimenti. In tutti i casi, i livelli minimi richiesti sono attualmente solo un lontano ricordo del passato. Il barile di Brent, il greggio di riferimento, perde circa il 18% dall’inizio dell’anno. Il West Texas Intermediate, il greggio di riferimento per il mercato statunitense, minaccia di portarsi sotto quota 30 Usd. Le varietà estratte in Medio Oriente e Russia già presentano prezzi sotto i 30 Usd al barile. 

Se le quotazioni dovessero permanere su questi livelli, si assisterà ad un aumento dei timori relativi alla solvibilità dei singoli paesi. Il tema interessa direttamente gli investitori in titoli di stato e divise. Le agenzie di rating rappresentano un buon punto di partenza per cominciare a valutare la solidità finanziaria dei paesi coinvolti. 

Le monarchie del Golfo Persico come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti possono contare sul livello di affidabilità creditizia AA emesso da Fitch, Si tratta di realtà economiche che possono fare affidamento su riserve cospicue o accedere ai mercati obbligazionari internazionali per raccogliere capitali. Molto diversa è la situazione in cui versano la Russia –che ha un rating BBB-, il Venezuela –con un’affidabilità CCC ridotta al lumicino- e l’Iran –soggetto alle sanzioni internazionali. 

Lo scenario politico non vale meno di quello economico-finanziario. La crescita economica dell’Iran sta migliorando in scia alla riduzione graduale delle sanzioni. Teheran appare politicamente stabile. 

In Russia, il consenso a favore di Vladimir Putin resta elevato, introno al 90% nonostante l’inflazione galoppante e i tagli al welfare state. Questa situazione contrasta con quanto accaduto in passato a Boris Yeltsin, che durante un periodo di crollo delle quotazioni petrolifere vide svanire tutto il suo appeal nei confronti del popolo russo. E neanche il continuo indebolimento del rublo rispetto al dollaro Usa ha scalfito minimamente la leadership di Putin. 

In Venezuela, il presidente Nicolas Maduro era alle prese con il caos politico e il malessere dell’opposizione e di una parte crescente della popolazione già prima che il greggio innescasse la retromarcia. 

L’Arabia Saudita è alle prese con un deficit galoppante che potrebbe, per la prima volta nella sua storia, far propendere il Governo per l’emissione di bond sui mercati internazionali. Le autorità saudite hanno anche rivelato che c’è un piano per quotare il colosso petrolifero nazionale Saudi Aramco e raccogliere risorse da destinare alla copertura delle sovvenzioni statali. I prossimi mesi diranno la verità sulla sostenibilità del ‘patto sociale’, grazie al quale non esiste un’imposta sui redditi e la maggior parte dei sauditi lavorano nel settore pubblico. 

venerdì 25 dicembre 2015

Buon Natale

Tanti Auguri a tutti

venerdì 27 novembre 2015

bail - in

Bail - in, tradotto salvataggio dall'interno. Dal 1 gennaio 2016, le Banche non potranno più essere salvate dagli Stati, ma da tutti i Loro Clienti che abbiano oltre i 100.000 € ( a prescindere se stiano 
sul Conto Corrente o che abbiano azioni, obbligazioni o obbligazioni subordinate) , insomma dal 1 gennaio, sarà il caso di guardare dove "ho" messo i soldi e chiedersi perchè dover accettare tanto rischio.
Molte Banche Popolari dovranno essere quotate in Borsa e quindi il mercato e non più avvalersi del valore espresso fino a ieri dal consiglio d'amministrazione . Il prezzo espresso, sarà sostenibile ?
Molte banche hanno un valore ( numero di azioni per quotazione ) superiore alle maggiori Banche Italiane...altre in proiezione del 1 gennaio 2016 hanno già svalutato il valore....a altre invece, dovranno svalutare, ma il mercato riterrà questo valore congruo? 
Fino a 31 dicembre gli obbligazionisti non concorrevano al capitale di rischio ( azioni ) ma ora possedere titoli , obbligazioni e Conto Corrente della stessa Banca espone il Cliente al rischio del 
Bail-in. 
Che cosa fare ?
Bisogna guardare la Banca dal di dentro: 
1- evitare la concentrazione di "prodotti" della stessa Banca ( diversificare );
2 - informarsi della capitalizzazione ;
3 - guardare il Ratig 
Quì di seguito vi allego delle valutazioni delle banche italiane

È una promozione “tecnica”, ma pur sempre una promozione. Sta di fatto che Moody’s ha rivisto al rialzo il rating di 10 banche: la valutazione di lungo termine su Unicredit, Intesa, Bnl e Banca Imi, Cassa Centrale Raiffeisen passa a Baa1, quella su Ubi e Credem a Baa2, quella su Bpm a Baa3, quella su Credito Valtellinese a Ba2, quella su Cariparma ad A3. In tutti i casi l'outlook è stabile.

Declassamento, invece, per Unicredit Leasing (che scende a Baa3) e Mediocredito Trentino Alto Adige (Ba1). Confermati, invece, i rating di Fca Bank (Baa2), Iccrea (Ba2), Banca Sella (Ba1), Cassa Centrale (Baa3) e Banca mezzogiorno (Ba1).

Rating AA attribuito ad Allianz da Standard&Poor's 

 



martedì 29 settembre 2015

Gara di golf

Il 26 settembre , continuando la tradizione ho invitato amici , soci e Clienti a disputare una gara di golf.
Mi ha fatto piacere vedere tanta gente e tanti bei risultati, sano agonismo.
Alla premiazione quest'anno sono stato affiancato dal dott. Massimiliano Grillo , responsabile rapporti con la rete dei promotori per l'Italia del sud.
Infatti, anche nelle precedenti manifestazioni ho scelto di farmi affiancare , ogni anno da una società diversa, é proprio per far conoscere lo spirito di Allianz Bank, l'indipendenza che offre al Cliente la miglior possibilità di strategie d'investimento in base alle proprie esigenze.
Dopo la premiazione, i giocatori sono stati raggiunti dai familiari per un bellissimo buffet, che ha unito tutti intorno al tavolo tra risate e chiacchierate sulla giornata di golf.
Arrivederci al 2016







lunedì 8 giugno 2015

Serpico maggiori controlli sui conti correnti

La Superanagrafe dei conti correnti avrà a disposizione anche la giacenza media dei conti correnti. È una novità di quest’anno, prevista nella Legge Stabilità 2015, e diventata operativa recentemente con un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che stabilisce l’obbligo per banche, Poste Italiane e altri intermediari di includere la giacenza media nei dati che devono inviare entro il 30 giugno.

COME CALCOLARLA - L’Agenzia delle Entrate intende per giacenza media dei conti correnti l’importo medio dei crediti del cliente in un determinato periodo rapportato a un anno. È importante saper calcolarla, poiché serve ai fini del rilascio della DSU, la Dichiarazione Sostitutiva Unica che consente l’accesso a diverse agevolazioni riguardati prestazioni assistenziali e sostegno al reddito. Vanno sommate le giacenze per ogni giorno dell’anno, quindi dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, e poi tale importo va diviso per 365. Nel caso di conti correnti cointestati, il saldo e la giacenza media sono pari al 50% se i titolari del rapporto sono 2, mentre scende a 33,3% se sono tre, e così via. Il dato della giacenza media andrà indicato nel modello ISEE nella prima sezione del Quadro FC.2, “Depositi e conti correnti bancari e postali”, dopo aver specificato quale tipo di rapporto finanziario si detiene (Conto Corrente, Libretto Postale, etc) va poi indicato l’ammontare del saldo contabile attivo. Qualora la giacenza media fosse superiore al saldo (perché nell’anno precedente alla presentazione della domanda il contribuente ha acquistato dei beni immobiliari o mobiliari), allora l’ISEE verrà calcolato sul saldo.

CONTROLLI FISCALI SULLA GIACENZA - L’obiettivo dei controlli fiscali sulla giacenza media dei conti correnti è quello di scoprire i soggetti usufruiscono di agevolazioni sociali senza riunire i requisiti, ovvero quelli individui che «barano» sulla propria ricchezza familiare e dichiarano molto di meno di quanto effettivamente dispongono per potere accedere alle prestazioni sociali agevolate. Si tratta di un dato in più rispetto a quelli che già sono stati comunicati per gli anni precedenti, e che riguarderà il 2014. Per i conti correnti verranno inviate quattro informazioni essenziali: saldo contabile a inizio e a fine anno, importo totale degli accrediti effettuati e quello degli addebiti nello stesso anno. Se il conto è stato aperto nell’anno verrà comunicato il saldo iniziale all’apertura, mentre se il rapporto è stato chiuso verrà inviato il saldo finale alla chiusura.

CONTI DEPOSITI E CARTE DI CREDITO - Nell’emendamento inserito nella Legge Stabilità 2015 a fine dicembre 2014, sono previste anche novità riguardanti i conti deposito, le carte di credito, le cassette di sicurezza e altri rapporti bancari e finanziari. In particolare, per i conti deposito si terrà conto del controvalore dei titoli rilevato a inizio e a fine anno e dell’importo totale degli acquisti, ad eccezione di eventuali rinnovi, e dei disinvestimenti di titoli e fondi. Per quanto riguarda le carte di credito e bancomat nel mirino ci sarà il plafond di spesa a inizio e a fine anno, nonché l’importo totale degli acquisti effettuati durante anno. Per quanto concerne le carte prepagate verrà analizzato l’importo totale delle ricariche effettuate durante l’anno.

LE ALTRE OPERAZIONI - Per le cassette di sicurezza verranno acquisite le informazioni sull’ammontare delle operazioni effettuate e del numero di accessi effettuati durante l’anno. Infine, sarà acquisito il valore totale degli acquisti e delle vendite di oro e metalli preziosi nel corso dell’anno. Il Superanagrafe dei conti correnti include anche informazioni relative ad altri rapporti finanziari e a eventuali operazioni extraconto, e servono all’Agenzia delle Entrate per combattere l’evasione fiscale. Questo database, insieme all’incrocio con i dati riguardanti il reddito dei contribuenti, consentono al Fisco di elaborare delle liste di soggetti con determinate anomalie. Su questi contribuenti “sospetti”, gli uffici dell’agenzia delle Entrate conducono particolari approfondimenti per cercare di capire se si è di fronte a una situazione di evasione fiscale o meno.

sabato 15 novembre 2014

Prelievo del 10% dai Conti ?

Un prelievo forzoso (temporaneo) del 10% sui conti dei cittadini d’Europa. 

L’idea, che potrebbe far traballare non solo l’instabile Italia ma tutto il continente, le banche e le borse, sboccia, come un fungo velenoso, in un report del Fondo monetario internazionale. 

«Piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga», scrive l’istituto finanziario internazionale, «perché non andare a toccare i capitali dormienti?». Ma il risparmio degli Italiani e degli Europei , non è capitale dormiente, e allora, bisognerebbe capire che cosa intendono per dormiente! 

Hanno capito, pare , che le misure drastiche di austerity, non hanno avuto i risultati attesi, anzi hanno depresso l'economia REALE, e spiega la proposta del Fmi che non hanno portato ad una riduzione del debito pubblico, in modo da  riportare il livello del debito pubblico a livelli pre-crisi, si potrebbe ricorrere ad prelievo con tasso alto (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro».

A casa nostra - se si dovesse dare seguito  alla proposta contenuta a pagina 49 del “Fiscal Monitor” pubblicato giusto a ottobre 2013 - la mazzata ammonterebbe a 245 miliardi di euro. Stiamo parlando di una decima (forse restituibile) sulla ricchezza complessiva visto che a spanne conti correnti, pronti contro termine, depositi ammontano alla bellezza di 1.500 miliardi. Soldi e beni che, per circa 900 miliardi, fanno capo alle famiglie, mentre gli altri 200 miliardi sono imputabili a imprese, e assicurazioni e banche. 

Non che la proposta di tosare i risparmiatori andando, magari notte tempo, a mettere le mani nei conti correnti sia nuovissima. A marzo Jörg Kramer, capo economista di Commerzbank, intervistato dal quotidiano Handelsblatt aveva suggerito l’introduzione, anche per Italia, di un prelievo forzoso pari addirittura al 15%. «Con questo prelievo forzoso», spiegava Kramer giusto nei giorni successivi allo scippo di Cipro, «i conti pubblici italiani potrebbero risollevarsi». Con un incasso (fatta salva la clausola dell’intangibilità dei conti sotto i 100mila euro), di circa 130 miliardi di euro. E ancora: a giugno  il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, aveva ipotizzato - incassando la levata di scudi di Francia,  Gb e Svezia - la proposto di effettuare un prelievo dell’8% sui depositi bancari per garantire la «sopravvivenza delle banche in difficoltà».

In Italia - già nel 1992 - l’allora presidente del Consiglio, Giuliano Amato, passò nottetempo a pescare ben 5 miliardi di euro (10mila miliardi di lire) applicando un prelievo forzoso del 6 per mille sui conti. Quella notte tra l’11 e il 12 luglio del 1992 passerà alla storia nel ricordo indelebile degli italiani tassati e beffati dal governo tecnico. L’aspetto sconfortante è che neppure quello scippo bastò ad evitare la svalutazione della lira fummo costretti ad abbandonare il Sistema monetario europeo.  Insomma un flop. 

La cicatrice più dolorosa - che da mesi ha messo in allarme correntisti e risparmiatori terrorizzati da una duplicazione su scala europea - è la mazzata rifilata ai pingui conti deposito (e correnti) dei ciprioti appena a metà marzo. Su ordine della troika europea (Bce, Ue e proprio Fondo monetario), il governo di Nicosia fu obbligato ad un prelievo forzoso da 5,8 miliardi. Clausola indispensabile per incassare i 10 miliardi di aiuti dell’Europa. Se oggi a noi si applicasse la timida percentuale cipriota (6,75% nell’aliquota minima), in Italia verrebbero succhiati via  56,7 miliardi di cui 43,9 dai conti correnti e depositi bancari degli italiani (650 miliardi), mentre gli altri 12,8 miliardi sarebbero prelevati dai 200 miliardi depositati sui conti delle aziende. Arrivando ad un prelievo di un decimo degli attivi si raggiungerebbero i 130 miliardi in un solo colpo. A Cipro la manovra fu faticosamente tollerata perché nel’isola dormivano capitali dubbi di origine russa, tanto è vero che ai depositi oltre i 100mila euro venne applicata una maxi cedola del 37,5%.  In Italia diranno che tutta la ricchezza è della mafia e quindi è sacrosanto prelevarne (temporaneamente) il 10%? Poi che faranno: chiameranno il Padrino per la fantomatica restituzione?