«Essere Financial Advisor da sempre è stato il mio credo. Condividere con il mio Cliente, la mia disponibilità, la sicurezza, la trasparenza, la solidità e la serietà. Questo si ottiene solo se la cultura finanziaria viene condivisa e vissuta con il mio Cliente. Aiutami ad aiutarti.»

mercoledì 16 gennaio 2013

Tasse sui prodotti finanziari

Le tasse sui prodotti finanziari introdotti a fine dal 2011 dal governo Monti hanno portato allo Stato oltre 3 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2012. I dati sono del Mef (Ministero Economie e Finanze) e indicano un aumento del 25% del gettito delle imposte sulle transazioni finanziari. In crescita significativa, spiega infatti il Tesoro, l’imposta di bollo che registra un incremento del 106,7%: si tratta di oltre 3 miliardi di euro. L’aumento, spiega il ministero, è dovuto alle modifiche normative apportate con i provvedimenti della seconda metà del 2011 alle tariffe di bollo applicabili su conti correnti, strumenti di pagamento, titoli e prodotti finanziari, nonché all’anticipo del versamento dell’acconto sull’imposta di bollo.

Sul risultato incide positivamente, inoltre, il versamento del 16 luglio del “bollo speciale per le attività finanziarie scudate”. Le entrate tributarie derivanti dall’attività di accertamento e controllo risultano pari a 6.433 milioni (+9,3%, pari a +545 milioni). Complessivamente, nel periodo gennaio-novembre 2012 le entrate tributarie erariali, secondo i dati del Mef, si sono attestate a 378,19 miliardi, facendo registrare una crescita del 3,8% (+13,7 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra le altre imposte dirette si registra un significativo incremento dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale (+55,1%, pari a +3.098 milioni. In flessione il gettito IVA (-1,8%, pari a -1.818 milioni).

Ma non è finita: con la nuova imposta di bollo ( 0,10% su tutti gli investimenti nel 2012 , che salirà allo 0,15% nel 2013 ) che salendo all1,5 per mille, lo Stato punta a circa 1.900 miliardi di euro di ricchezza finanziaria privata sui 3.000 miliardi che costituiscono il risparmio complessivo degli italiani. La nuova tassazione porterà quest'anno, secondo recenti stime della Banca d'Italia, intorno ai 4,7 miliardi di euro nelle casse dello Stato.

Secondo la circolare dell'Agenzia delle Entrate, si salvano dalla nuova mini patrimoniale solo i conti correnti di base, ossia il conto che la legge riserva a chi ha un reddito inferiore ai 7.500 euro (come da dichiarazione Isee) e i possessori di conto sotto la soglia dei 5.000 euro di giacenza. Superata tale soglia, l'imposta consisterà in 34,2 euro per le persone fisiche e circa il doppio per quelle giuridiche.

sabato 12 gennaio 2013

Aumento di capitale di una BANCA

Non è una barzelletta ...
TESTO:
"La Banca Popolare.... ha intrapreso un percorso di crescita caratterizzato da un progressivo rafforzamento della solidità patrimoniale per continuare ad operare con efficacia sul mercato sostenendo lo sviluppo dell'economia reale e delle comunità servite.
Il primo importante passo di questo percorso si sta concretizzando con un'operazione che prevede l'emissione di massime n, 14.010.140 azioni ordinarie, con godimento 1 gennaio 2013 e n. 14.010.140 obbligazioni del prestito denominato "Banca Popolare di Bari 7% 2013-2018 convertibile subordinato con facoltà di rimborso in azioni" , offerte preliminarmente in opzione agli azionisti nel rapporto di n. 4 Azioni e n. 4 Obbligazioni Convertibili ogni n. 25 azioni della Banca possedute.
L'Offerta avrà inizio il 24 dicembre 2012 e terminerà il 20 febbraio 2013, con data di pagamento il 28 febbraio 2013. Contestualmente all'esercizio dei propri diritti di opzione, gli azionisti potranno esercitare il diritto dí prelazione di cui all'art. 2441, comma 3, del Codice Civile, sulle Azioni e Obbligazioni Convertibili rimaste eventualmente non sottoscritte ad esito dell'Offerta."

Per farla breve:
1- una quota in azioni ( quindi nulla da dire )
2- una quota pari all'importo in azioni in una obbligazione al 7% fisso per 5 anni, però...
Se così fosse non ci sarebbe nulla da dire anzi..., ma andando a leggere il regolamento dell'obbligazione , la Banca decorsi 18 mesi "può" convertire ogni obbligazione in una azione della stessa banca e comunque alla scadenza l'importo è comunque convertito in azioni.

Ovviamente le azioni non sono quotate, quindi la certezza del prezzo ... e la tempistica di vendita sono demandate alla Banca e al suo Bilancio.
In realtà non è un solo aumento di capitale, ma in realtà è un doppio aumento, sfruttando l'obbligazione. Se ad oggi il tempo di realizzo della vendita delle azioni oscilla tra i 6 - 9 mesi , dopo questo aumento di capitale???? Certamente non si ridurrà, anzi...i soci che hanno aderito potrebbero non voler continuare ad aumentare il loro pacchetto azionario, ma sono ipotesi.

Ovvio che per alcuni Clienti potrebbe essere opportuno una tale soluzione, ma sentendo da alcuni Clienti quanto gli è stato "riferito" , mi chiedo perché dell'obbligazione, non dicono che :
- dopo di 18 mesi , l'obbligazione al 7% "potrebbe" essere tramutata in una azione ordinaria;
- alla scadenza comunque riceverai per ogni obbligazione una "azione"
Ma parlano sono del 7% fisso per 5 anni.....



giovedì 10 gennaio 2013

Obbligazioni o Azioni ?

Bella domanda !
Facciamo un passo indietro .
Cosa voglio dal mio investimento ?
Lo sò che la risposta sarà "non voglio perdere i soldi", ma dovremmo farci anche altre domande.
Quanto (voglio guadagnare) e quando (voglio il capitale o gli interessi) voglio ottenere ?

QUANDO - Se voglio integrare il mio reddito, dovrò optare per forme d'investimento che diano degli interessi (per andare in vacanza, per sostenere i figli, per togliersi degli sfizi, per pagare un mutuo, ecc).
Se invece non ho attualmente la necessità di integrare il mio reddito, dovrò investire in forme che capitalizzano gli interessi.
QUANTO - Preferisco un interesse buono ma tranquillo, o un pò più basso per rischiare meno o voglio guadagnare tanto ?
Ovviamente, nessuna forma d'investimento è priva di rischio (pensate al rischio default degli stati che hanno creato tensione sui titoli di stato italiano).
Allora ? Basta questo ?
- No !
Infatti, il rendimento è generalmente direttamente collegato al rischio, più alto è il rendimento più è rischioso l'investimento.
Tempi per ritornare in possesso del capitale o se è vincolato, ma una cosa a cui spesso non si dà peso e se il titolo ( l'investimento ) è quotato o non quotato ( il prezzo è fissato dal mercato ufficiale o se mi devo rivolgere solo alla mia banca per sapere il valore ) . Il titolo non quotato ovviamente ci espone maggiormente al rischio perché non abbiamo certezza del prezzo e del tempo di realizzo (esempio le azioni delle banche non quotate).
NON FATEVI DARE QUELLO CHE HANNO, MA CERCATE QUELLO CHE VI SERVE.
Voi avete i soldi. I soldi sono Vostri. Dovete dire VOI cosa volete ottenere.



lunedì 7 gennaio 2013

2013 cosa ci aspetta ?

Buon anno a tutti.

Le previsioni di crescita per l’economia mondiale nel 2013 non sono di certo
entusiasmanti. Nello scenario centrale, la crescita negli Stati Uniti sarà modesta e molto probabilmente inferiore a quella potenziale. La situazione è peggiore nel Vecchio
Continente, dato che numerosi paesi entreranno nel nuovo anno già in condizioni
recessive. In Asia, dopo un 2012 accettabile, vedremo l’ennesimo rallentamento
dell’economia giapponese, che dovrebbe comunque restare in territorio di crescita. Lo
scenario più probabile per la Cina è invece un assestamento su una nuova velocità di
crociera (circa 7,5%), meno entusiasmante rispetto alla doppia cifra a cui siamo stati
abituati negli anni passati ma pur sempre ragguardevole, sia rispetto alla crescita dei
paesi sviluppati che rispetto agli altri paesi emergenti.
Da questa veloce descrizione, sembrano non emergere grandi differenze rispetto al 2012.
In realtà le differenze ci sono, eccome: le due sponde dell’Atlantico offrono un panorama
alquanto diverso, sia per quanto riguarda la congiuntura economica che i rischi di medio
termine. Gli ultimi dati americani continuano a mostrare la ripresa degli aggregati
creditizi, con l’importante conferma della stabilizzazione del mercato immobiliare. I
principali indicatori di tendenza dell’attività economica sono mediocri, ma
complessivamente in ripresa e compatibili con tassi di crescita positivi dell’attività
industriale. Nell’Area Euro si attenua la dicotomia tra paesi “core” e paesi periferici, ma
l’aggiustamento avviene purtroppo al ribasso: rallenta la Germania e in Francia non si
esclude una recessione, fatto pressoché certo in Italia e Spagna.
La valutazione dei rischi di medio termine offre un quadro differente. USA ed Europa
sono impegnati da alcuni anni nel processo di riduzione della leva finanziaria. L’eccesso di
indebitamento del settore privato si è trasferito in entrambe le aree sul settore pubblico,
soprattutto in USA. Inoltre, l’architettura economica dell’Area Euro ha impedito un utilizzo
immediato e disinvolto dei mezzi della Banca Centrale Europea. Questa situazione,
insieme a problemi strutturali di scarsa competitività, ha messo sotto enorme pressione i
titoli di Stato dei paesi del Sud Europa, mettendo a repentaglio l’esistenza della stessa
Unione Monetaria: uno scenario apocalittico si è insinuato per lunghi mesi negli spread
governativi. La Fed ha invece agito immediatamente, cercando di favorire un ordinato
processo di riduzione del debito. La ricetta di tassi a breve termine a zero, acquisti di
obbligazioni sul resto della curva governativa ed impegno sui titoli legati ai mutui ha
funzionato nel garantire condizioni di finanziamento generose.
La novità del 2013 è la seguente: l’Europa ha compiuto alcuni passi fondamentali per
scongiurare definitivamente il rischio di scenari estremi (fondo Salva-Stati, acquisto di
titoli della BCE, ristrutturazione del debito greco), gli USA sono invece in ritardo nel
sentiero di aggiustamento fiscale, mentre si profila all’orizzonte il rischio del fiscal cliff e
del prossimo raggiungimento del limite di debito pubblico. D’altro canto, l’Europa subisce
ancora gli effetti del pessimo funzionamento del meccanismo di trasmissione della
politica monetaria, mentre negli USA, come detto, le condizioni di finanziamento sono
assolutamente accettabili. Su questo fronte, l’ultimo passo da compiere per l’Europa è
quello della vigilanza bancaria comune. Infatti, la frammentazione bancaria, spesso citata
da Draghi, è di ostacolo alla ripresa di creazione di credito per il settore privato. La
creazione di un’autorità di vigilanza europea, prevista per il 2013, vuole proprio andare a
risolvere questo problema. Molti dei destini dei singoli Stati continuano ad essere
pertanto in mano a Fed e BCE: nel 2013, difficilmente vedremo politiche fiscali espansive
se non dopo le elezioni di settembre in Germania. Parzialmente diverso il quadro in
Giappone e Cina. La nuova amministrazione giapponese sembra essere maggiormente
determinata nell’impegno contro il morbo deflazionistico, con un’inusuale invasione di
campo nel tentativo di coinvolgere maggiormente anche la BoJ. In Cina i mezzi per
politiche di stimolo fiscale non mancano, qualora ce ne fosse bisogno. L’incognita è di
carattere politico. Completata la transizione al vertice del Partito Comunista, con
l’elezione del nuovo presidente e del nuovo primo ministro, si attenderanno le prime
mosse della nuova amministrazione per capirne gli orientamenti.

martedì 18 dicembre 2012

2013 come potrebbe finire ?

Il 2013 sarà un anno di transizione per l’area euro. Le probabilità di evoluzioni avverse della crisi finanziaria appaiono diminuite, sebbene permangano dei rischi.......

In un quadro in cui le politiche economiche sembrano poter/voler fare ben poco oltre a quanto predisposto nel 2012, difficilmente l’area euro eviterà un'ulteriore declino del PIL , (che quindi potrebbe chiudere l'anno con un calo di -0,3%, in lieve miglioramento rispetto al 2012). Se il 2013 finirà senza grossi scossoni, l’economia area euro potrà tornare a crescere (all’1%) nel 2014.

- Per la seconda metà del 2013, sarà ancora un anno difficile per la zona euro, nonostante la svolta nella strategia di gestione della crisi avutasi con l’annuncio del Piano di azione congiunto BCE/ESM, e il piano Cina e USA, di ridurre l'immissione di liquidità.  L'introduzione  di regole uniformi per il consolidamento delle finanze pubbliche e l’individuazione di un’agenda per la creazione di un meccanismo di supervisione comune per le istituzioni creditizie e la voglia di spingere su un rialzo dei tassi, ormai da tempo vicini allo "zero" , determineranno una volatilità dei tassi particolarmente sul mercato obbligazionario e su quello obbligazionario dei paesi emergenti e sulle valute locali.

- Il processo di consolidamento fiscale nella periferia è destinato a proseguire e il grado di restrizione fiscale è atteso ridursi solo marginalmente rispetto al 2012, dall’1,4% all’1% del PIL. Solo nel 2014, il freno al ciclo derivante dalla politica fiscale potrebbe allentarsi significativamente. Al Deleveraging (riduzione del livello di indebitamento delle istituzioni finanziarie) uno dei problemi più frequenti e spinosi, e che dopo la crisi del settore pubblico si aggiunge in Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda quello del settore privato.

- Anche nel 2013 le azioni della BCE continueranno a essere limitate dai vincoli ideologici e istituzionali, ed è assai improbabile che la Banca centrale possa immettere altra liquidità.

- In questo contesto, è difficile che l’economia dell’area euro possa tornare a tassi di crescita positivi già nel corso della parte finale dell'anno, anche perché, sulla base dei dati più recenti, si è determinata una frenata dell'economia (recessione tecnica) in Germania .

- Nel 2013, le esportazioni nette rimangono il solo motore di crescita, mentre la domanda interna continuerà a scendere anche se a un ritmo (-0,8-11%), meno severo che nel 2012 (-1,4%). Rispetto all’anno in corso, si chiuderanno, in parte, le divergenze tra Paesi del centro, che contribuiranno per +0,1% alla crescita della zona euro, e Paesi della periferia che in media dovrebbero sottrarre uno 0,4%.

- La dinamica occupazionale continuerà a risentire del rallentamento ciclico in particolare nei Paesi della periferia, ma si potrebbe avere anche un peggioramento anche nei paesi core. Arrivano dati peggiorativi della disoccupazione nell’area euro che possa salire fino al 13,1% per fine 2013.

- I rischi sullo scenario rimangono ancora verso il basso e derivano non solo da ripercussioni più severe del previsto sull’economia reale delle tensioni sui mercati finanziari. I progressi attuati quest’anno andranno consolidati per evitare ricadute della crisi sul debito e a tal fine è fondamentale che il piano BCE venga implementato in modo ordinato e in tempi rapidi in caso di necessità; che i lavori per l’istituzione di un’autorità di vigilanza europea avanzino senza eccessivi ritardi . Gli occhi sono puntsti sull'appuntamentio elettorale in Germania, sperando che non determini un ripensamento delle scelte di politica economica nazionale ed europea.
Bisogna aspettare una ripresa della domanda globale, che acceleri già da fine inverno dando nuovo impulso alle economie europee. Se il 2013 terminerà senza grossi scossoni, l’economia area euro potrà tornare a crescerenel 2014.

- L’inflazione è attesa tornare sotto il 2% già da febbraio del prossimo anno (alcuni l'attendevano già nel febbraio 2013) , al rientrare delle pressioni da energia e alimentari. Sull’orizzonte di previsione l’inflazione rimarrà ampiamente sotto controllo e le uniche pressioni inflative deriveranno da aumenti di tassazione indiretta e prezzi amministrati.

-Il quadro congiunturale in dettaglio: un anno di transizione
Le previsioni più “catastrofiche” di coloro che un anno fa vedevano nel corso del 2012 il default o l’uscita di uno o più Paesi dall’Eurozona, o addirittura un’ipotesi di “conflagrazione” dell’Unione Monetaria, sono state smentite. La predisposizione di un “piano di emergenza” da parte della BCE attraverso l’annuncio delle OMT di settembre, e la soluzione almeno temporanea e parziale al puzzle greco raggiunta attraverso l’accordo dell’Eurogruppo di fine novembre, sembrano aver ridotto drasticamente i rischi di un’evoluzione “disordinata” della crisi finanziaria.

Dopo tali eventi, e visto che in parallelo è proseguita e anzi si è intensificata l’implementazione di severe misure fiscali correttive in tutti i Paesi coinvolti dalla crisi, oggi la probabilità di un default o di un’uscita dall’euro da parte di uno qualsiasi dei 17 Paesi dell’Eurozona, Grecia inclusa, appare essersi ridotta considerevolmente rispetto ad un anno fa.

Tuttavia, è ancora presto per parlare di una ripresa: da un lato il parziale rientro delle tensioni finanziarie non si è tradotto (almeno sino a novembre) in un significativo recupero di fiducia per famiglie e imprese, dall’altro pesano ancora (e peseranno almeno per tutto il 2013) gli effetti restrittivi delle manovre di consolidamento fiscale. Per l’intera area dell’euro, i provvedimenti correttivi già adottati sul 2013 valgono complessivamente lo 0,9% del PIL (dopo l’1,5% medio nel biennio 2011-12).

Il 2013 sarà un anno in cui le politiche economiche sembrano poter o voler fare ben poco per sostenere la crescita: dopo le misure eccezionali messe in campo sia dalla politica monetaria che dalle istituzioni comunitarie nel corso del 2012, le politiche economiche non potranno che aspettare l’evolversi degli eventi, ovvero un percorso di uscita molto graduale dalla crisi.

Il nostro scenario centrale prevede per il 2013 un altro anno di «recessione lieve», con una caduta del PIL di qualche decimo di punto percentuale. Riteniamo che si possa vedere un miglioramento rispetto al -0,4% del 2012, ma che difficilmente la crescita possa tornare in positivo per la media d’anno (a nostro avviso il PIL potrebbe tornare a crescere su base trimestrale a partire dalla primavera, ma i rischi sono verso il basso). Il nostro scenario sconta: 1) una persistente divergenza tra domanda interna, che continuerà a risentire degli effetti della crisi, e domanda estera che darà ancora un contributo positivo al PIL (anche se inferiore rispetto al 2012); 2) un freno alla crescita proveniente ancora dalla politica fiscale (con un impatto sul PIL di circa 0,6%); 3) un allentamento solo graduale delle tensioni finanziarie, senza escludere periodiche recrudescenze in occasioni di eventi “sensibili”.

Tra gli eventi potenzialmente in grado di scatenare nuove tensioni segnaliamo: le nuove scadenze di pagamento (o eventuali difficoltà nell’attuazione dell’accordo di fine novembre) per la Grecia; una eventuale richiesta di aiuti (non solo finalizzata alla ricapitalizzazione del sistema bancario) da parte della Spagna; l’incertezza sullo scenario politico regnante in Italia, che potrebbe costituire la maggiore fonte di volatilità sui mercati finanziari.




domenica 16 dicembre 2012

Visione dei mercati di Dicembre

I mercati azionari hanno chiuso novembre su livelli pressoché invariati, in quanto l’incertezza legata al fiscal cliff ha bilanciato il miglioramento dei dati macroeconomici provenienti da USA e Cina. Tale contesto ha favorito i titoli high yield e il debito emergente.
All’inizio del mese, appena dopo la rielezione di Barack Obama, i listini hanno registrato una netta correzione, in previsione di nuove impasse del governo e di negoziazioni dell’ultimo minuto volte a evitare una contrazione fiscale di circa USD 600 miliardi il prossimo anno. Anche le revisioni al ribasso degli utili societari statunitensi hanno avuto la loro parte e alla fine il mercato USA è risultato il peggiore delle aree avanzate.
La borsa nipponica ha invece conseguito le performance migliori. Le voci di una possibile vittoria dell’LPD e del suo leader Shinzo Abe (notoriamente favorevole alle misure di politica monetaria) alle elezioni generali di dicembre hanno fatto deprezzare lo yen nei confronti dell’USD e dato impulso alle azioni giapponesi. In Europa è prevalsa la cautela. Il fatto che i rendimenti dei Bund tedeschi a due anni siano scesi in territorio negativo per la prima volta da settembre indica che, nonostante l’accordo raggiunto per l’erogazione di EUR 44 miliardi alla Grecia, gli investitori sono ancora preoccupati per la mancanza di una soluzione di lungo periodo alla crisi dell’euro. Per non parlare della delusione per il declassamento della Francia, privata da Moody’s del rating AAA.
Pur in un contesto economico-politico instabile, gli investitori prestano sempre maggior attenzione alle vicende dei singoli titoli e sono meno propensi a investire in base al clima di rischio. La tendenza dei corsi azionari a salire o scendere in blocco è notevolmente diminuita: gli indici di correlazione si attestano infatti attualmente ben al di sotto delle medie di lungo periodo.
È interessante notare che gli investitori a caccia di rendimento sembrano fermi al mercato obbligazionario: le società che distribuiscono dividendi elevati hanno nuovamente segnato il passo, in particolare nei settori delle utility e delle telecomunicazioni.

martedì 11 dicembre 2012

Monti - Berlusconi - SPREAD

- Roma, 11 dic. - Botta e risposta a distanza in diretta tv tra Mario Monti e Silvio Berlusconi. Il premier e il numero uno del Pdl, intervistati di prima mattina su Rai 1 e Canale5, si sfidano su spread e effetti della crisi in un duello che ha gia' i toni della "campagna elettorale".
Ad aprire le ostilita' e' il Cavaliere che senza mezzi termini accusa il governo tecnico di avere aggravato la crisi e attacca: "Smettiamola di parlare di questo imbroglio. Di spread non si era mai sentito parlare, se ne sente parlare solo da un anno. Cosa ci importa di quanti interessi il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco?".
-Dal proprietario di MEDIOLANUM, non mi aspettavo tali considerazioni. Infatti, ogni stick (decimo di % ) comporta interessi in più che lo stato deve pagare ai suoi "creditori" .
Pagare tassi più bassi riduce il monte dei debiti , aumentando lo SPREAD , lo stato Italiano paga tassi che non si può permettere.-

La risposta di Monti e' indiretta e l'inquilino di palazzo Chigi non nomina mai Berlusconi. Ma il premier dice invece di essere "molto preoccupato" per l'andamento del differenziale e chiarisce che quanto fanno i governi non e' affatto secondario riguardo alla tenuta dei titoli del debito. "Dobbiamo stare molto attenti e anche spazzare via alcuni miti, come quello secondo il quale cio' che un Paese fa non avrebbe rilievo per il proprio spread e che sarebbero solo gli interventi della Bce" a muoverlo. Insomma, ripete Monti come aveva in parte fatto gia' ieri a Oslo, i cittadini non sono "degli sciocchi e degli sprovveduti" Monti non risparmia un altro affondo al suo predecessore e dopo le parole pronunciate a Cannes poco prima di annunciare le sue dimissioni al Capo dello stato, ripete che "il populismo esiste in Europa e anche in Italia.
Ogni periodo elettorale ha dato luogo a una tendenza di chi chiede il voto ai cittadini volendo iper-semplificare le cose e presentare soluzioni un po' magiche quasi per seguire i loro istinti viscerali e non per fare quello che l'uomo politico, non diciamo lo statista, deve fare: prospettare un futuro ai cittadini e non promettere cio' che non puo' essere mantenuto.
E' importante che ci sia questa autodisciplina da parte di tutti - continua Monti - anche per non creare fratture con l'Europa e per non trattare i cittadini come sciocchi". E se Berlusconi attacca il governo che ha bloccato la crescita peggiorando "tutti gli indicatori economici", Monti risponde secco: "Sarei felice di apprendere da qualcuno come sarebbe stato possibile quest'anno salvare l'Italia finanziariamente dal destino greco e intanto farla crescere a ritmo veloce - dice - quella ricetta sarebbe stato opportuno trovarla qualche anno prima quando per di piu' non c'era da curarsi della grande difficolta' finanziaria".
A Berlusconi risponde anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: "Magari fosse solo fantasia", dice. E per il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, "Siamo nel campo delle opinioni personali. Lo spread e' importante - dice - perche' impatta direttamente sul costo del nostro debito pubblico".

-Nella serata del 12 dic , è arrivato anche l'avvertimento "tedesco" (la Merkel) che ovviamente e stata costretta ad intervenire. L'avvertimento è stato chiaro, la Germania non vuole entrare nella compagnia elettorale italiana...
Infatti, attaccare la Germania in questo momento, non può far altro che agevolare la speculazione e DRAGHI non può sempre intervenire con lo scudo salva Stati-SPREAD.
Una cosa è certa, che anche questo governo non ha messo in campo un sistema serio per combattere l'evasione. Anzi, aumentando la pressione fiscale , ha completamente svuotato le tasche degli Italiani, bloccando i consumi e quindi la crescita . I ceti medi e bassi per arrivare a fine mese si stanno vendendo quello che avevano (2.500.000 di Italiani da gennaio si sono venduti oggetti di oro) oppure si stanno privando di molte, molte cose . Le tasse ormai sono a livelli insopportabili sui redditi reali. Possibile che nessun politico pensi agli Italiani ? Dove ci vogliono portare? Il " criff " italiano è vicino ?-
LE MIE SONO SOLO CONSIDERAZIONI ECONOMICHE E NON POLITICHE.