«Essere Financial Advisor da sempre è stato il mio credo. Condividere con il mio Cliente, la mia disponibilità, la sicurezza, la trasparenza, la solidità e la serietà. Questo si ottiene solo se la cultura finanziaria viene condivisa e vissuta con il mio Cliente. Aiutami ad aiutarti.»

sabato 9 marzo 2013

Rischio

Molte scienze moderne non potrebbero funzionare se non si potesse utilizzare il concetto di probabilità e le sue misure. L’economia e la finanza non fanno eccezione. Il concetto di rischio, così importante nella teoria del portafoglio, ed è collegato alla nozione di probabilità.
E’ quindi essenziale fare chiarezza su alcuni concetti di base: la probabilità spesso inganna, e noi ci auto-inganniamo con essa.Invece di partire da una definizione generica di probabilità, partiamo dalla certezza. Se siamo certi che qualcosa è accaduto, possiamo dire che la probabilità corrispondente a questo evento è 1, se siamo certi che un evento non è accaduto, allora la sua probabilità è zero. Quindi possiamo, in via preliminare, dire che la probabilità sta tra 0 e 1: entrambi questi valori indicano due certezze.

In mezzo ci sta la probabilità. Nel senso comune qualcosa è improbabile o probabile nei casi in cui non è certo né che sia sì, né che sia no.Per capire come funziona la probabilità, soprattutto quella che interessa i risparmiatori, va fatta una distinzione preliminare: la probabilità corrispondente alle cose che succedono nel mondo va separata dalla probabilità filtrata dalle nostre menti, creando quelli che spesso sono inganni e, in campo economico e finanziario, purtroppo, auto-inganni. Per illustrare questa distinzione mi servirò di un aneddoto raccontato da Carlo Rovelli:Nell’istituto dove lavoravo qualche anno fa, una malattia rara non infettiva colpì cinque colleghi, a poco tempo l’uno dall’altro. L’allarme fu forte e si cercò la causa del problema. Pensammo che ci fossero contaminazioni chimiche nei locali dell’istituto, ma non fu trovato niente. L’apprensione crebbe e qualcuno, spaventato, cercò lavoro altrove. Una sera raccontai questi eventi a una cena, e un amico matematico si mise a ridere: “Ci sono 400 piastrelle sul pavimento di questa stanza; se lancio 100 chicchi di riso per terra – ci chiese – troveremo cinque chicchi sulla stessa mattonella?”. Rispondemmo di no: ci sarebbe stato solo un chicco ogni 4 piastrelle. Sbagliavamo: provammo molte volte a lanciare davvero il riso e c’era sempre qualche mattonella con due, tre, e anche cinque o più chicchi. Perché mai? Perché chicchi “lanciati a caso” non si dispongono in bell’ordine, a eguale distanza l’uno dall’altro. Atterrano appunto, a caso, e ci sono sempre chicchi disordinati che arrivano su piastrelle dove sono arrivati anche altri chicchi. D’un tratto, il problema dei cinque colleghi malati prese tutt’altro aspetto. Cinque chicchi di riso sulla stessa mattonella non significano che la mattonella possieda forze attira-riso. Cinque persone malate non significano che il nostro istituto fosse contaminato … Noi professori sapientoni eravamo caduti in un errore di statistica, ci eravamo convinti che il numero fuori media di malati richiedesse una causa. Avevamo confuso la media con la varianza (Domenicale de IlSole24Ore, 23.1.2013).Qual è la morale di questa storiella che a noi qui interessa? Ricordate le statistiche che ho chiamato dis-umane, in quanto coprivano archi temporali troppo lunghi per gli uomini? Mi riferisco alle statistiche che mostravano la forte superiorità delle azioni su altri tipi di investimenti su un arco di 110 anni. Queste statistiche ovviamente non servono a un consulente che ha a che fare con i clienti, ma sono utili per fare un ragionamento rivolto a chi è convinto comunque della superiorità delle azioni.I 110 anni della statistica corrispondono appunto alle 400 piastrelle. La superiorità delle azioni non si è distribuita equamente per tutti i 110 anni. Nella prima metà del secolo scorso, con guerre e dittature, il premio al rischio è stato molto inferiore mediamente al premio al rischio della seconda metà, in cui i guai sono stati temuti, ma per fortuna non sono mai accaduti (per esempio la guerra fredda si è dissolta). Come ho già mostrato, se andiamo ancora più in dettaglio, ad esempio all’inizio di questo secolo, iniziato nel 2000, abbiamo registrato forti punti di svolta da un triennio all’altro: la media è per l’appunto una media, e mostra molta varianza, cioè oscillazioni nel tempo.Questi sono tutti dati oggettivi, e si rivolgono al passato: sono stati registrati e codificati, proprio come quando provate a contare quanti chicchi cascano su ognuna delle 400 piastrelle. Ma ecco una differenza sostanziale: nel caso delle piastrelle potete fare un esperimento e potete ripeterlo più volte. Per esempio: lanciare per 100 volte di fila i chicchi e contare ogni volta quanti ne sono caduti su una particolare piastrella. Questo non lo possiamo fare con le registrazioni del premio al rischio perché ognuno dei 110 anni è capitato una sola volta e non è ripetibile: non sono eventi riproducibili a piacere, come in un esperimento. Quindi non si può estrapolare, cioè ricavare, quella che sarà la probabilità del prossimo anno sulla base della media dei 110 anni precedenti. Possiamo solo dire che ci aspettiamo che, anche nei prossimi 110 anni, ci sia una superiorità delle azioni sul resto, e cioè un certo valore del premio al rischio. Ma di quale entità? Non lo sappiamo, come si è già detto nella lezione n° 20 (24.1.13). Se poi passiamo dal passato al futuro il quadro si fa ovviamente più incerto. Ma è il futuro che interessa al risparmiatore, non certo le statistiche del passato, e tanto meno quelle dis-umane tratte da periodi ultrasecolari. Nell’Economist del 26 gennaio 2013 (p. 61), Buttonwood si esercita nelle previsioni relative alla prossima decade, provando a proiettare i rendimenti delle varie asset class registrati alla fine del 2012. L’esercizio si applica alle tre grandi aree di interesse per l’Economist: Stati Uniti, Europa e Gran Bretagna. Se teniamo presente i valori corretti per l’inflazione, come nella tabella seguente, il quadro per le obbligazioni governative è deludente: è probabile che non copriranno neppure l’inflazione presente in tutte e tre le grandi aree. Un po’ meglio farà il credito, cioè le obbligazioni non governative. Per le azioni il calcolo è più complesso, e la forchetta di valori prevista è molto ampia, basandosi sui rendimenti attuali e sulla possibilità che si ritorni alle medie storiche del passato (ma quale è l’intervallo temporale da prendere in considerazioni? Il decennio appena trascorso o un intervallo più lungo?). Forse le sorprese più positive verranno dagli immobili, dopo un così lungo sacrificio in tutte e tre le aree, anche se la previsione è strettamente collegata alla forza e alla durata della ripresa economica. I rendimenti attuali degli immobili, sopra la media storica dati i prezzi sacrificati, farebbero ben sperare (forse non in Italia, dove la situazione è particolare, dato il mix di mancata crescita, sia economica che demografica, e di impoverimento della prossima generazione). Immaginiamo che le ampiezze delle forchette siano sensate e che il rendimento effettivo della prossima decade stia in mezzo. Supponiamo inoltre di costruire un portafoglio fatto per metà in azioni e per il resto suddiviso equamente in liquidi, obbligazioni governative e non, e immobili. Dovremmo aspettarci un rendimento del 2.2% negli USA e del 3.3% in Europa. Non eccitante, ma non male, se le cose andassero veramente così.Dato che c’è forte interesse circa che cosa succederà in futuro, si è provato a introdurre delle misure volte a misurare le aspettative, per lo meno a breve termine. Si badi bene che qui andiamo su un terreno nuovo: le aspettative non si registrano nel mondo, su quello cioè che è successo in passato (vedi sopra), come nel caso dei 100 chicchi caduti sulle piastrelle o i premi al rischio corrispondenti a ciascuno dei 110 anni passati. Le aspettative sono dentro le teste delle persone. Dato però che le persone agiscono in base a quello che si aspettano, possiamo andare a misurare le loro azioni, o, più esattamente, il costo delle loro azioni. Poniamo che voi temiate che un indice azionario, per esempio lo S&P500 possa nel futuro scendere. Allora potete assicurarvi contro questa eventualità e, ovviamente, l’assicurazione ha un costo. Il costo dell’assicurazione è una misura indiretta delle aspettative presenti sul mercato. Non nella testa di una specifica persona, ma nella media ponderata di tutti gli operatori (alcuni contano più di altri perché è la massa delle assicurazioni che conta, non il numero delle persone che si assicurano).Il Chicago Board Options Exchange Volatility Index, più brevemente VIX, è appunto un indice che misura il costo di usare opzioni per assicurarsi contro perdite del S&P 500, fortemente salito in gennaio 2013. L’indice della volatilità dello S&P 500 relativo a 5 giorni, una misura della oscillazione dei prezzi sul breve, è crollato nel mese di gennaio al valore più basso dal 2005. Per dare un’idea ora è sotto il 5%, mentre alla fine di dicembre 2012, quando si temeva per l’accordo in prossimità del baratro fiscale, aveva raggiunto il valore di 26. E’ evidente però che questo modo di misurare le aspettative ha un respiro corto, rispetto a quello costruito estrapolando dal passato per periodi lunghi come un decennio. Il primo è una misura delle aspettative a breve diffuse nel mercato, ed ha un prezzo perché è una sorta di assicurazione quotata, il secondo invece è basato su tecniche più precarie che contemplano leproiezioni dei valori del passato, il ritorno sulle medie storiche e, soprattutto, l’assenza di eventi eccezionali, come guerre e terrorismo o altri incidenti inattesi e negativi. Però ha il vantaggio di riferirsi a intervalli futuri medio-lunghi.Infine va osservato che anche il VIX non corrisponde ai timori dell’investitore medio, cioè della stragrande maggioranza dei non esperti, perché è un indice che misura le oscillazioni, in certo qual modo un indice che misura i timori più che i dolori. Per avere un indice corrispondente ai soli dolori, questo dovrebbe dare un peso maggiore all’entità delle discese, che è quello che i risparmiatori temono. E tutto ciò spiega come mai i risparmiatori, per lo più, non siano investiti nei modi suggeriti dall’Economist, ma premino le obbligazioni, governative e non, rispetto alle azioni.Eppure sono le forti crescite delle azioni a dare i rari momenti di felicità. Alla nostra generazione è accaduto nel 1997-1999, e nel 2009-2011. Forse due attimi su un intervallo semisecolare. Per la maggioranza dei risparmiatori vale probabilmente quanto osserva Alice Munro alla fine del racconto La luna nella pista di pattinaggio (Il percorso dell’amore, Einaudi, 2007, p. 172): “Chissà se quei momenti significano davvero, come sembra, che avremmo a disposizione una vita felice nella quale ci imbattiamo, consapevolmente, solo qualche rara volta? Chissà se gettano su quel che precede e quel che segue, tutto ciò che è accaduto nella nostra vita, o che noi abbiamo fatto accadere, una luce tale da rendere ogni cosa trascurabile?”

martedì 5 marzo 2013

Elezioni Italia & Tagli Spesa Usa

L’Italia è tornata a tormentare i mercati finanziari al termine delle elezioni, che non hanno fatto emergere nessuna maggioranza al Senato.
Le indecisioni e i voti di protesta italiani hanno ravvivato furtivamente i timori degli investitori su una nuova crisi sistemica e istituzionale nella zona Euro.
Tuttavia i mercati azionari si sono rapidamente ripresi e, malgrado l’aumento dei tassi d’interesse delle obbligazioni governative (+50pb sui titoli di stato a 10 anni), il Tesoro italiano ha collocato con successo i titoli emessi, già l’indomani del verdetto delle urne.
I mercati del credito, anche se leggermente colpiti sulla parte sud-europea, resistono e attirano sempre buoni flussi dai risparmiatori. Inoltre, le pubblicazioni delle società mostrano tuttora una grande solidità di bilancio e una buona generazione di flussi di cassa.
Quando il contesto fiscale e politico si sarà stabilizzato (in Europa come negli Stati Uniti), le società potranno riprendere il loro ciclo d’investimento, ad oggi lasciato in sospeso, e/o realizzare delle operazioni di crescita verso l’esterno.
I mercati azionari rimangono ormai uno dei rari ecosistemi finanziari dove gli agenti economici possono beneficiare del ripristino delle forze che costituiscono la globalizzazione, lo sviluppo dei consumi emergenti, l’innovazione e la creazione di valore per il miglioramento dei margini d’impresa.

Il mancato accordo sul debito americano FISCAL CRIFF ( baratro fiscale ) potrà solo aumentare la volatilità sui mercati in particolar modo sui titoli di stato, creando mini bolle speculative e anche sui mercati azionari magari sui titoli che potrebbero risentire maggiormente dei tagli di spesa.

Valute - Il cambio EURO / dollaro ieri a 1,30 potrebbe determinare buoni spunti speculativi
(valutare quanto l'investitore é amante del rischio), e fare delle considerazioni sul possibile deprezzamento ( svalutazione voluta ) di una moneta…. considerando che la “valuta” americana ha una banca unica e che può intervenire molto più liberamente sui mercati della concorrente banca Europea.

martedì 26 febbraio 2013

BCE acquisti Titoli - SMP - OMT -

La BCE ha comunicato i dati degli acquisti dei titoli di Stato effettuato dalla Banca Centrale Europea guidata da Draghi.
infatti , nell'ambito dell'Smp (Securities Markets Programme), cioè l'acquisto di titoli di debito pubblico da parte della Bce sul mercato secondario, per un totale a 218 miliardi di euro, ben 103 miliardi sono serviti a contenere l'aumento dello spread dell'Italia. E' quanto emerge dai dati al 31 dicembre 2012.
La Bce ha acquistato 102,8 miliardi di euro in bond italiani, iscritti a libro per 99 miliardi, la quota maggiore tra i Paesi dell'eurozona colpiti dalla crisi del debito. Seguono Spagna (44,3 miliardi), Grecia (33,9), Portogallo (22,8) e Irlanda (14,2). La durata media residua del debito italiano in pancia all'Eurotower è di quattro anni e mezzo. La durata maggiore è quella irlandese, mentre la Grecia è quella a più breve termine (circa tre anni e mezzo). Il programma Smp era stato avviato dalla Bce alla metà del 2010, allo scoppio delle crisi del debito ellenico, ed terminato lo scorso settembre quando è stato sostituito dall'Omt
- COSA SIGNIFICA OMT : (Il piano per le Outright Monetary Transactions , la traduzione letteraria :transazioni monetarie dirette- è il programma anti-spread annunciato lo scorso settembre dal governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. Si tratta di un piano che la BCE potrebbe attuare per i paesi che "ne facciano richiesta" e consisterebbe nell’acquisto di titoli di Stato - durata residua 1-3 anni, quindi noti anche come titoli a breve termine sul mercato secondario, con lo scopo di ridurre le pressioni derivate dallo spread e placare i timori sui mercati finanziari).-
La differenza tra SMP e OMT ?
Quest'ultimo non è stato finora mai attivato in quanto, a differenza del precedente programma, richiede, a chi ne fa richiesta, di sottoporsi alle condizioni di aggiustamento strutturale fissate dal fondo europeo salva-Stati ( in realtà un Commissariamento).

Per la Bce è stata anche giornata di bilancio; l'esercizio 2012 di Francoforte si è chiuso con un utile netto di 998 milioni di euro, in rialzo dai 728 milioni del 2011. Il surplus è stato di 2,164 miliardi (1,894 nel 2011), di cui 1,166 miliardi messi a riserva a copertura dei rischi. Il consiglio direttivo che ha approvato i conti dell'anno scorso ha notato che i margini netti realizzati dalla Bce sugli interessi raggiungono i 2,289 miliardi (1,999 miliardi nel 2011), di cui 1,108 miliardi dai titoli di Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Italia acquistati attraverso il programma Smp. Dell'utile 2012 sono già stati girati 575 milioni alle Banche centrali nazionali dell'Eurozona; i restanti 423 milioni saranno distribuiti il 25 febbraio.

Sul versante delle spese, nel 2012 le spese per il personale hanno registrato un lieve incremento, portandosi a 219 milioni di euro (216 milioni nel 2011). Le altre spese di amministrazione, che comprendono gli affitti di immobili, gli onorari professionali e gli acquisti di altri beni e servizi, ammontano a 242 milioni di euro nel 2012 (226 milioni nel 2011) e includono gli oneri risultanti dall'ammortamento delle immobilizzazioni per 13 milioni di euro. Le "Immobilizzazioni in corso", nelle quali confluiscono le spese per la nuova sede, sono aumentate di 191 milioni di euro, raggiungendo 530 milioni.

lunedì 25 febbraio 2013

ELEZIONI 2013

Le voci su risultati d'instabilità politica potrebbero determinare maggiore volatilità sui Titoli di Stato determinando un rialzo dello spread.
Gli scenari politici, sono due :
- impossibilità di governare e quindi, con un governo di transizione , riforma della legge elettorale e "si torna" a votare a Luglio o ad ottobre;
- costituzione di un governo con base allargata...( Monti-Bersani ecc )
In entrambi i casi dovremo subire attacchi dalla speculazione in attesa delle mosse della BCE e di come ci porremo rispetto all'Europa ( referendum proposto da Grillo per uscire dall'Euro ).
Una settimana di passione....anche dopo i rialzi di oggi.

martedì 12 febbraio 2013

TARES

Credo di aver sentito parlare di semplificazione....
Ma invece, come al solito, inventano nuovi nomi aggirano leggi e rispuntano altre tasse più esose.
É sempre più difficile, voler continuare a pagare , e continuano a togliere disponibilità specialmente nella fascia media, quella più tartassata.

La nuova Tares, la tassa che sostituirà i tributi e le tariffe precedenti, farà il suo ingresso nel prossimo mese di luglio. Questa imposta sostituirà la TARSU e la TIA e interesserà chiunque possieda o detenga locali suscettibili di produrre rifiuti, pesando in particolare sulle famiglie numerose e sulle imprese.

Su questa imposta verrà reinserita l'Iva, non in forma diretta nella maggior parte dei casi, ma come componente del costo del servizio che viene comunque posta a carico dell'utente. L'inclusione dell'IVA in questa tariffa, è del tutto fuorilegge. Infatti già nel 2009 la Consulta si occupò di questo problema, asserendo che le tariffe sui rifiuti, al tempo in vigore, dovevano essere considerate a tutti gli effetti dei TRIBUTI e non tariffe.
Detto in parole povere paghiamo l' IVA su una tassa....

Di conseguenza, considerandole tributi, non ricadevano nel campo di applicazione dell'Iva, per il principio generale per cui non si applica un'imposta su un'altra imposta. Varie associazioni dei consumatori, che già erano intervenute invitando gli utenti a richiedere il rimborso dell'illegittima IVA, stanno preparando un formulario per fronteggiare una nuova illegittimità. Questo anche perché, fino ad oggi, le varie aziende dei rifiuti comunali avevano risposto alle diffide con la giustificazione di essere solo degli esattori per conto dello Stato.

Tutto falso, come afferma la Corte Costituzionale con la sentenza 238 del 2009: "un altro significativo elemento di analogia tra la TIA e la TARSU è costituito dal fatto che ambedue i prelievi sono estranei all'ambito di applicazione dell'IVA. Infatti, la rilevata inesistenza di un nesso diretto tra il servizio e l'entità del prelievo - quest'ultima commisurata, come si è visto, a mere presunzioni forfetarie di producibilità dei rifiuti interni e al costo complessivo dello smaltimento anche dei rifiuti esterni - porta ad escludere la sussistenza del rapporto sinallagmatico posto alla base dell'assoggettamento ad IVA e caratterizzato dal pagamento di un «corrispettivo» per la prestazione di servizi. Non esiste, del resto, una norma legislativa che espressamente assoggetti ad Iva le prestazioni del servizio di smaltimento rifiuti, quale, ad esempio, è quella prevista dall'alinea e dall'art. 4 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, secondo cui, ai fini dell'IVA, «sono considerate in ogni caso commerciali, ancorché esercitate da enti pubblici», le attività di «erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore».

Se, poi, si considerano gli elementi autoritativi sopra evidenziati, propri sia della TARSU che della TIA, entrambe le entrate debbono essere ricondotte nel novero di quei «diritti, canoni, contributi» che la normativa comunitaria esclude in via generale dall'assoggettamento ad IVA, perché percepiti da enti pubblici «per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità». Prepariamoci ad un nuovo abuso, sicuramente da contestare nei modi e nei termini che le associazioni dei consumatori indicheranno.

MIFID il profilo del l'investitore


"I questionari per la profilatura della clientela sono oggi vissuti più come un obbligo che come un'opportunità. Per questo serve una riconsiderazione dell'approccio metodologico che porta alla redazione di tali strumenti". Così Filippo Parrella, professore presso l'Università degli Studi di Perugia, presenta la ricerca realizzata dal CASMEF della Luiss, in collaborazione con Assoreti, sui questionari per la profilatura della clientela.

"Oggi serve una maggiore responsabilità da parte degli intermediari che sottopongono i questionari ai clienti" continua Parrella nel corso del convegno organizzato dall'associazione guidata da Marco Tofanelli. "E non dobbiamo più limitarci agli studi tradizionali. E' il momento di inserire nei questionari anche la finanza comportamentale".

Ma l'introduzione della finanza comportamentale all'interno dei questionari Mifid non è l'unica novità prevista dalla ricerca firmata CASMEF. Secondo Enrico Cervellati, professore presso l'Università degli Studi di Bologna e membro del CASMEF Luiss, è necessario "un cambio di mentalità: il questionario per la profilatura della clientela non è solo uno strumento di tutela per gli investitori. E' anche uno strumento di tutela per gli intermediari e per i consulenti" chiosa Cervellati che non parla tanto di tutela legale ma di garanzia di un corretto investimento per la clientela, e garanzia di un adeguato livello di servizio per gli intermediari e i consulenti.

"Proprio per questo motivo proponiamo, alla fine del nostro lavoro di ricerca, una bozza di questionario che, nel rispetto della normativa, introduce nuovi elementi, soprattutto quando si parla di rischio" spiega Cervellati nel corso dell'incontro di presentazione della ricerca organizzato da Assoreti. In particolare gli studiosi del CASMEF propongono di passare dalla valutazione dell'attitudine al rischio del cliente, alla valutazione della tolleranza al rischio del cliente, due concetti "molto differenti tra loro".

"Per ottenere un tale passaggio abbiamo elaborato un indice sintetico che misura nella maniera più accurata possibile l'atteggiamento del cliente finale verso il rischio" continua Cervellati. "Una misurazione che si affida molto agli studi di finanza comportamentale e che aiuta i consulenti a individuare gli errori comportamentali che più di altri influenzano le scelte del cliente".

Cervellati ha poi chiarito che non è nelle intenzioni degli autori della ricerca trasformare i consulenti/promotori finanziari in psicologi, l'obiettivo è indicare una strada per elaborare correttamente le domande e la struttura dei questionari, in modo da fare emergere le vere attitudini del cliente finale. Per questo serve: un corretto percorso formativo per chi sottopone al cliente il questionario; un corretto percorso formativo per chi lo analizza; e una certificazione della qualità dei questionari da parte delle autorità.

Certificazione che al momento arriva da parte di Vittorio Conti, commissario Consob, che nel corso dell'incontro organizzato da Assoreti afferma: "La tutela del risparmiatore è un libro da aggiornare costantemente e richiede interventi di miglioramento in tema di individuazione della rischiosità oggettiva del portafoglio e misurazione della capacità dei singoli di valutare il rischio. Il KIID è uno strumento utile ma non è sufficiente a risolvere questo problema, per questo servono nuovi interventi e nuove riflessioni. La ricerca presentata dal CASMEF e da Assoreti è un primo passo verso il miglioramento della tutela del cliente finale".


martedì 5 febbraio 2013

Rendimenti 2013

Se la fase di crisi è in fase calante, cosa dobbiamo aspettarci dai mercati nel 2013 ?
Grazie a tutta l'immissione di liquidità effettuata dai Governi, i tassi sono drasticamente scesi in tutta l'area Euro, ma non così bassi come i titoli americani.
Quindi tutta l'area obbligazionaria dovrebbe cominciare a segnare il passo, specialmente se a breve.
L'effetto atteso ? Crescita dei mercati azionari...quindi effettuare delle correzioni del proprio asset di portafoglio.
Se guardiamo il mercato, sono stati 4 mesi di crescita lenta, ma costante di quasi tutti i mercati quindi se rientra nel vostro rischio , valutate il vostro portafoglio, il peso azionario e il vostro profilo di rischio....e parlate con il vostro consulente .
Il caso "Italia" , ovviamente risente del caso MPS e di SAIPEM e potrebbe determinarsi una bolla "elettorale" e se il voto determinerà una instabilità che potrebbe riportarci al voto o ad un nuovo "governo TRANSITORIO"....molti miliardi andranno bruciati.
Diventa ancora più rischioso il titolo singolo proprio per il probabile aumento di volatilità che si potrebbe determinare sulla borsa italiana.
Quindi l'approccio a "VERI" fondi flessibili o azionari potrà essere un'approccio vincente se il Gestore è buono e non replica esclusivamente l'andamento del Benchmark , o addirittura lo replica ...rendendo meno ( fondi passivi ).