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martedì 11 dicembre 2012

Monti - Berlusconi - SPREAD

- Roma, 11 dic. - Botta e risposta a distanza in diretta tv tra Mario Monti e Silvio Berlusconi. Il premier e il numero uno del Pdl, intervistati di prima mattina su Rai 1 e Canale5, si sfidano su spread e effetti della crisi in un duello che ha gia' i toni della "campagna elettorale".
Ad aprire le ostilita' e' il Cavaliere che senza mezzi termini accusa il governo tecnico di avere aggravato la crisi e attacca: "Smettiamola di parlare di questo imbroglio. Di spread non si era mai sentito parlare, se ne sente parlare solo da un anno. Cosa ci importa di quanti interessi il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco?".
-Dal proprietario di MEDIOLANUM, non mi aspettavo tali considerazioni. Infatti, ogni stick (decimo di % ) comporta interessi in più che lo stato deve pagare ai suoi "creditori" .
Pagare tassi più bassi riduce il monte dei debiti , aumentando lo SPREAD , lo stato Italiano paga tassi che non si può permettere.-

La risposta di Monti e' indiretta e l'inquilino di palazzo Chigi non nomina mai Berlusconi. Ma il premier dice invece di essere "molto preoccupato" per l'andamento del differenziale e chiarisce che quanto fanno i governi non e' affatto secondario riguardo alla tenuta dei titoli del debito. "Dobbiamo stare molto attenti e anche spazzare via alcuni miti, come quello secondo il quale cio' che un Paese fa non avrebbe rilievo per il proprio spread e che sarebbero solo gli interventi della Bce" a muoverlo. Insomma, ripete Monti come aveva in parte fatto gia' ieri a Oslo, i cittadini non sono "degli sciocchi e degli sprovveduti" Monti non risparmia un altro affondo al suo predecessore e dopo le parole pronunciate a Cannes poco prima di annunciare le sue dimissioni al Capo dello stato, ripete che "il populismo esiste in Europa e anche in Italia.
Ogni periodo elettorale ha dato luogo a una tendenza di chi chiede il voto ai cittadini volendo iper-semplificare le cose e presentare soluzioni un po' magiche quasi per seguire i loro istinti viscerali e non per fare quello che l'uomo politico, non diciamo lo statista, deve fare: prospettare un futuro ai cittadini e non promettere cio' che non puo' essere mantenuto.
E' importante che ci sia questa autodisciplina da parte di tutti - continua Monti - anche per non creare fratture con l'Europa e per non trattare i cittadini come sciocchi". E se Berlusconi attacca il governo che ha bloccato la crescita peggiorando "tutti gli indicatori economici", Monti risponde secco: "Sarei felice di apprendere da qualcuno come sarebbe stato possibile quest'anno salvare l'Italia finanziariamente dal destino greco e intanto farla crescere a ritmo veloce - dice - quella ricetta sarebbe stato opportuno trovarla qualche anno prima quando per di piu' non c'era da curarsi della grande difficolta' finanziaria".
A Berlusconi risponde anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: "Magari fosse solo fantasia", dice. E per il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, "Siamo nel campo delle opinioni personali. Lo spread e' importante - dice - perche' impatta direttamente sul costo del nostro debito pubblico".

-Nella serata del 12 dic , è arrivato anche l'avvertimento "tedesco" (la Merkel) che ovviamente e stata costretta ad intervenire. L'avvertimento è stato chiaro, la Germania non vuole entrare nella compagnia elettorale italiana...
Infatti, attaccare la Germania in questo momento, non può far altro che agevolare la speculazione e DRAGHI non può sempre intervenire con lo scudo salva Stati-SPREAD.
Una cosa è certa, che anche questo governo non ha messo in campo un sistema serio per combattere l'evasione. Anzi, aumentando la pressione fiscale , ha completamente svuotato le tasche degli Italiani, bloccando i consumi e quindi la crescita . I ceti medi e bassi per arrivare a fine mese si stanno vendendo quello che avevano (2.500.000 di Italiani da gennaio si sono venduti oggetti di oro) oppure si stanno privando di molte, molte cose . Le tasse ormai sono a livelli insopportabili sui redditi reali. Possibile che nessun politico pensi agli Italiani ? Dove ci vogliono portare? Il " criff " italiano è vicino ?-
LE MIE SONO SOLO CONSIDERAZIONI ECONOMICHE E NON POLITICHE.





lunedì 26 novembre 2012

Punto sui mercati a novembre

La settimana scorsa è stata positiva per i mercati azionari, ma non ha portato buone notizie economiche o politiche.
L’Europa non ha ancora trovato un accordo sul suo budget e la Grecia non ha ancora ottenuto il suo prestito dalla Troïka.
Negli Stati Uniti il “fiscal cliff”(baratro fiscale), per il momento, è ancora un “cliff”. Allo stesso tempo, la convergenza dei tassi dei paesi dell’Europa del Sud continua. L’obbligazione a 10 anni del Portogallo paga ormai il 7,7% contro il 18% dell’anno scorso. Questa tendenza è fondamentale per l’Europa e traduce, tutti i progressi fatti fino ad ora, in una condizione di maggior stabilità per i paesi della zona. Ovunque i governi cercano il modo di rendere le loro economie più competitive (ribasso del corporate tax in Francia e forse anche in Portogallo, accordo dei sindacati spagnoli con una società come Renault per installare una nuova fabbrica di automobili).
Malgrado questi segnali, gli investitori rifiutano ancora di riconsiderare l’investimento in azioni; comprano obbligazioni corporate senza capire che in 5 anni i rendimenti dei loro portafogli saranno negativi per quanto riguarderà il real yield.(ritorno reale dell'investimento).
Due forze si confrontano sui mercati: una forza deflazionistica (la recessione in Europa o il rallentamento economico globale) e una forza inflazionistica (le politiche delle banche centrali di offrire tutta la liquidità desiderata). Chi vincerà? Per il momento, l’inflazione è sempre presente e le banche centrali hanno voluto salvare il mondo, dando ai governi, il tempo di rinnovare i loro sistemi. Con dei paesi emergenti sempre sulla strada dello sviluppo economico e con la stabilizzazione del rallentamento nel primo semestre 2013, ora potremo assistere ad una nuova fase di rimbalzo dei mercati azionari. Il tempo della sicurezza potrebbe essere passato: in questo contesto bisognerebbe adottare una strategia d’investimento più concentrata sulle azioni. (fonte DNC)
Le opportunità bisogna coglierle, accettare i rischi ma, diversificando sia come asset che come "tempo" .

giovedì 22 novembre 2012

Crisi o opportunità

La parola "crisi finanziaria" ormai è giornaliera. Nei paesi Occidentali la leggiamo con accezione negativa, ma in Cina ? Nella foto, potrete vedere come si scrive, ma come si traduce ?
Si traduce con "Pericolo=Opportunità " che da una senso completamente positivo.
Si trasformano in due approcci mentali diversi.
Noi, ci chiudiamo e aspettiamo , loro spingono la produzione e vanno avanti.
Se notiamo le crisi intercorse, negli ultimi anni, forse capiamo perché loro crescono e noi siamo fermi.
Come per la produzione, l 'industria , le scorte...i mercati finanziari vanno affrontati .
Non ci vuole uno scienziato per capire che per guadagnare bisogna comprare ai minimi e vendere quando c'è un rialzo. Guardiamo l'Italia ad Agosto per esempio avevamo uno SPREAD sui Nostri titoli di Stato che faceva rendere i titoli anche oltre il 7%
Ma solo pochi hanno colto le occasioni, molti hanno difeso bloccando e proteggendo i soldi in conti deposito...
Invece, chi ha ridotto il rischio, diversificando, in questo periodo ha potuto cogliere grosse opportunità di guadagni cogliendo le opportunità.
Il prodotto più amato dagli investitori Italiani , i titoli di Stato, hanno creato guadagni a due cifre.
Molti titoli avevano prezzi
Ormai siamo subissati da notizie dove la Cina domina i mercati (vedi il debito Americano ) la crescita del loro PIL e la continua espansione commerciale.
Ma finanziariamente quando conviene comprare ?
Quando siamo ai massimi o ai minimi ?




mercoledì 21 novembre 2012

Scenari mercati futuri


Banche Centrali: altri imperatori nudi. La scorsa settimana il rapporto trimestrale sull’inflazione della Banca d’Inghilterra ha tracciato un quadro assai cupo delle prospettive economiche del Regno Unito. Secondo la relazione vi sono pochi segnali di ripresa per il periodo considerato, ma l’inflazione dovrebbe mantenersi sopra il tasso obiettivo del 2% stabilito dalla banca centrale. In termini di prezzi costanti, l’economia britannica non tornerà sui livelli del 2008 sino al 2015, in base a queste stime. La situazione sta cominciando ad assumere proporzioni bibliche, con sette anni di (relativa) penuria dopo sette anni di abbondanza.

Con il consueto understatement britannico, il governatore della Banca d’Inghilterra ha descritto la situazione come “una combinazione sfavorevole di ripresa fiacca e inflazione superiore all’obiettivo che si protrarrà per qualche tempo”. Chi scrive si esprimerebbe sicuramente in termini più enfatici per illustrare le condizioni dell’economia del Regno Unito, in particolare alla luce del fatto che nel quarto trimestre il Pil potrebbe accusare una nuova contrazione. Ma l’enigma che sta tormentando le autorità riguarda il tasso di crescita della produttività e, quindi, la potenziale espansione dell’economia britannica. Secondo alcune indicazioni sell-side, la capacità inutilizzata potrebbe essere prossima allo zero, nonostante un tasso di disoccupazione del 7,8%. Se così fosse, ciò spiegherebbe in buona parte la presenza di spinte inflazionistiche a dispetto degli scoraggianti dati sulla crescita. Alcuni osservatori suggeriscono che l’attuale tasso di espansione sottostante dell’economia britannica sia prossimo a zero, e di conseguenza l’output gap sia molto minore di quello indicato dai dati sulla disoccupazione. In tal caso, il Regno Unito sarebbe attualmente in una fase di stagflazione, non della stessa portata di quella degli anni ’70 ma comunque sgradevole.

Molti lettori del presente commento potrebbero avere un interesse limitato nei confronti del Regno Unito, ma la situazione illustrata per questo paese rappresenta un importante banco di prova degli esperimenti di politica monetaria condotti dalle banche centrali in tutto il mondo. Il caso britannico e i recenti commenti secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando se estendere ulteriormente l’allentamento quantitativo sono due segnali che potrebbero suscitare timori sull’effettiva efficacia delle misure non ortodosse di politica monetaria. In una sessione dedicata della nostra recente riunione quadrimestrale abbiamo considerato se la politica monetaria abbia esaurito le sue munizioni. Le nostre conclusioni non sono state totalmente sconfortanti, ma siamo molto sensibili ai timori che la politica monetaria venga percepita come inefficace. Sebbene non vi siano in teoria limiti all’espansione del bilancio della Fed, come ha osservato lo stesso presidente della banca centrale americana in uno studio di una decina di anni fa, le autorità sono soggette a limiti pratici, politici e istituzionali.

Giappone: il cimitero dei gaijin. Le celebri parole di Winston Churchill sulla politica dell’Unione Sovietica, descritta come un “indovinello avvolto in un mistero dentro a un enigma”, potrebbero essere rivolte oggi al Giappone in un’ottica di investimento. Ancora una volta il paese ha confuso gli operatori, con la diffusione di una serie di pessimi dati economici nel momento in cui i listini avevano cominciato a riprendersi. Il mercato nipponico potrebbe quindi essere descritto anche come un cimitero per i fondamentalisti, o comunque per i gaijin.

La scorsa settimana l’economia giapponese è tornata decisamente in recessione, con una contrazione dello 0,9% (tasso annualizzato) del Pil reale, alimentata dal crollo delle esportazioni e dall’indebolimento della domanda interna privata. Sospettiamo inoltre che il rallentamento non finirà qui. È importante osservare che l’indice scorte-spedizioni giapponesi rimane sui livelli estremamente elevati.
Considerati gli attuali dissidi con la Cina e il fatto che le esportazioni di settembre hanno chiaramente risentito di un forte calo della domanda cinese, un marcato recupero dell’export appare improbabile. Il recente grave deterioramento dei dati sulla produzione industriale suggeriscono che è in corso una correzione delle scorte, con conseguenti ripercussioni sia sulla crescita del Pil reale che sugli utili societari, vista la loro stretta associazione con l’output.

Tuttavia, nonostante questa situazione chiaramente svantaggiosa, verso la fine della settimana le azioni hanno recuperato terreno, una dinamica fortemente legata al deprezzamento dello yen, che è sceso a quota 81 rispetto al dollaro statunitense a fronte della convinzione degli investitori che le autorità stiano finalmente per intervenire per favorire un indebolimento della valuta nipponica. Sono circolate molte voci su chi sarà il nuovo governatore della Banca del Giappone, quando terminerà il mandato dell’attuale presidente Shirakawa a marzo 2013. Tradizionalmente viene attuata una rotazione tra gli esponenti della banca centrale e quelli del ministero delle Finanze. Dato che Shirakawa proviene dai ranghi della Banca del Giappone, è probabile che il suo successore sarà una persona designata dal ministero, e ciò ha indotto alcuni osservatori a ritenere che l’orientamento di politica monetaria possa diventare più espansivo. Continuiamo a sovrapesare il listino nipponico, che offre valutazioni molto interessanti ed è generalmente sottopesato dagli investitori.

Mercati: quale sarà la prossima decisione da prendere? La scorsa settimana i mercati hanno continuato a essere dominati da un clima di pessimismo, a fronte dei crescenti timori di un rallentamento globale. Negli Stati Uniti sono state avviate le trattative sul sempre più imminente precipizio fiscale, ma è ancora troppo presto per dire come verrà risolta la questione. Intendiamo riesaminare la situazione nelle prossime settimane, quando le nubi cominceranno a diradarsi.

La recente debolezza dei mercati porta a chiedersi quale sia il modo migliore di utilizzare il rischio di portafoglio nell’attuale contesto. L’impressione che si ricava da alcuni dati sul posizionamento degli investitori (indagini e rilevamenti sui flussi di capitali) è che il rinnovato interesse per le azioni del terzo trimestre sia stato di natura esplorativa e si sia concentrato principalmente sulle aree difensive. Del resto, i dati Credit Suisse sulla propensione al rischio hanno evidenziato un ritorno alle azioni caratterizzato da scarso entusiasmo, con il mantenimento di una forte enfasi sul credito, mentre l’indicatore relativo al solo rischio creditizio si è attestato su livelli prossimi all’euforia. Riteniamo che la prossima importante decisione riguarderà la scelta dei tempi per ampliare l’esposizione ciclica, mossa che sarà giustificata una volta che ci saranno (finalmente) concreti segnali di ripresa del ciclo globale.

Vi sono alcune timide avvisaglie di miglioramento, che interessano in particolare gli indici dei responsabili degli acquisti e i dati sulle esportazioni asiatici, nonché i segnali di solidità del settore immobiliare statunitense, che potrebbero innescare effetti a catena su ampia scala. Tuttavia, il quadro generale rimane piuttosto anemico. Gli indicatori anticipatori del nostro team valutario mostrano sì un rafforzamento negli Stati Uniti, ma solo sino a riportare l’espansione del Pil in linea con la media tendenziale nei prossimi 1-2 trimestri. Nel frattempo, i paesi del G-10 (esclusi gli Stati Uniti) continuano ad accusare un deterioramento con tassi di crescita inferiori alla media tendenziale.

In tale contesto, manteniamo la sovraesposizione alle azioni, con sovrapesi negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, e sottopesi nel Regno Unito e nei paesi emergenti. L’ago della bilancia saranno probabilmente i mercati emergenti, dove tradizionalmente la regola generale è quella di aumentare gli investimenti nella classe di attività quando gli indicatori anticipatori dei paesi Ocse cominciano a migliorare. Si tratta di una regola semplice, ma non priva di fondamento, quindi potrebbe essere questa l’area da osservare quando saranno evidenti maggiori segnali di ripresa.

martedì 20 novembre 2012

Nuovo slancio dei consumi in CINA

Si è aperto a inizio novembre il XVIII Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese. Il preannunciato cambio della guardia ai vertici della gerarchia cinese porterà Xi Jinping ad essere il nuovo Presidente e Li Keqiang nel ruolo di Premier. I nuovi leader ereditano un tasso di crescita economica che pur essendo al di sopra degli obiettivi Governativi è più basso rispetto agli anni passati. Il principale impegno del governo è dunque oggi quello di concentrare gli sforzi sulla redistribuzione della ricchezza e il ribilanciamento dell’economia, riducendo ulteriormente la dipendenza dalle esportazioni, a favore dei consumi interni. Inoltre grande attenzione dovrà essere prestata dal Governo al tema caldo dell’inflazione, che pur essendo attualmente sotto controllo potrebbe risentire dell'aumento dei salari e dell’immissione di enormi quantità di liquidità a livello globale.
In termini di politica economica, il Comitato Permanente ha pieni poteri decisionali su qualsiasi aspetto, dagli obiettivi di crescita del PIL agli investimenti. Le priorità della nuova classe dirigente saranno in primo luogo, in linea con il 12° Piano Quinquennale, la diffusione della ricchezza oltre le prospere province costiere e la gestione della transizione verso un'economia più incentrata sui consumi interni, come ribadito già durante il primo giorno di riunione del Congresso.
Le principali aree di intervento del 12° piano quinquennale nello specifico sono:
• Ristrutturazione economica
• Accettazione di un tasso di crescita annuale più basso
• Creazione di un modello economico equilibrato e sostenibile
• Spostamento del volano della crescita dai settori dell'export verso la domanda interna dei consumatori attraverso l’aumento dei salari
• Progresso industriale
• Equilibrio sociale
• Riduzione del divario tra redditi urbani e rurali
• Sviluppo regionale
• Miglioramento del tenore di vita
• Tutela dell'ambiente
• Risparmio energetico
• Miglioramento della qualità ambientale
• Sviluppo di nuove fonti energetiche
Sono in molti a pensare che nei prossimi anni assisteremo ad un rafforzamento delle linee già tracciate. In particolare, verranno chiariti i dettagli delle strategie che la Cina intende adottare per spostare il fulcro dell'economia dall'export ai consumi, reindirizzare la spesa dalle immobilizzazioni (attualmente al 50% circa del PIL) verso i consumi e mantenere l'armonia sociale nonostante la rapida urbanizzazione e la crescente consapevolezza politica di una popolazione tecnologicamente avanzata. Tra le sfide che attendono la nuova leadership non bisogna dimenticare il sostegno alla crescita dei servizi e il rafforzamento degli accantonamenti privati per sanità e pensioni.
In base a quanto avvenuto in passato, molti osservatori prevedono inoltre che il cambio di leadership sarà accompagnato da nuove misure di incentivazione per accentuare la sensazione di "benessere" legata all'evento e promuovere alcuni segmenti dell'economia. Ciò sarà reso possibile anche grazie alla crescita economica, che ha recentemente dato segni di stabilizzazione. Ad ottobre l'espansione del settore terziario in Cina ha infatti registrato un rimbalzo, unendosi ai progressi del comparto manufatturiero a dimostrare che l'economia cinese sta dando segni di ripresa. L'indice dei direttori d'acquisto è salito a 55,5 in ottobre rispetto al 53,7 del mese precedente, secondo il National Bureau of Statistics e la China Federation of Logistics and Purchasing. Il dato fa seguito a due precedenti rapporti che indicavano una ripresa dell'attività manifatturiera.

Un commento di Raymond Ma, di Fidelity, "Guardando al mercato azionario cinese, questa fase risulta essere particolarmente interessante. I titoli azionari cinesi continuano ad essere scambiati su valutazioni vicine ai minimi storici pari a 9-10 volte gli utili stimati del prossimo anno e il cambio di leadership potrebbe favorire un rally in particolare per i settori legati ai consumi...
aumenterà l'impegno per accelerare l'urbanizzazione e la redistribuzione della ricchezza.
I settori ad elevato potenziale di crescita, sono l’abbigliamento, le assicurazioni e internet" (fonte Bloomberg, dal 23.02.11 al 14.11.12)

OAM + CONSOB + RUI

CONSOB E BANKITALIA AL LAVORO - Tutto quello che si sa al momento è che la Consob e la Banca d’Italia sono al lavoro per definire il concetto di “accessorietà” a cui ha fatto riferimento il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani nel suo intervento alla commissione Finanze del Senato la settimana scorsa.
I quattro senatori che hanno promosso l’interrogazione parlamentare al ministero dell’Economia, si stanno intanto consultando per individuare altre iniziative. “L’intervento del sottosegretario Ceriani non ci ha soddisfatti”, ha ribadito a BLUERATING il senatore dell’Italia dei Valori Elio Lannutti.

NUOVE INIZIATIVE DAI QUATTRO SENATORI
I quattro parlamentari stanno dunque valutando a quali altri strumenti possono far ricorso adesso per tornare a far sentire la loro voce su un obbligo - quello dell’iscrizione all’elenco degli agenti in attività finanziaria dei promotori finanziari che collocano finanziamenti e servizi di pagamento non legati a investimenti - che il senatore del Pdl Rosario Giorgio Costa ha definito “un assurdo”.

CHIARIMENTI SUL REGIME TRANSITORIO
Il ministero dell’Economia dovrebbe intervenire a stretto giro - questione di pochi giorni, secondo le fonti interpellate da BLUERATING - con un provvedimento specifico per consentire ai promotori finanziari di continuare a operare. In sostanza, i professionisti che possono iscriversi al TERZO albo e non al secondo come riportano le maggiori testate giornalistiche. Fare o non fare l'esame per anzianità di iscrizione all'albo dei promotori (con tre anni si sarebbe esentati, con meno di tre anni un esame ad hoc). Comunque, chi deve sostenerlo potrà lavorare anche dopo il 31 dicembre 2012 e fino al giorno dell’inserimento nell’elenco, se inoltrano la domanda di iscrizione all’Albo tenuto dall'Oam o all’esame entro l’ultimo giorno di quest'anno. Per esserne certi, però, bisogna aspettare il documento del dicastero, che per ora non c'è.

La telenovela continua , come la più classica delle leggi fatte male e con il solo scopo di fare cassa e poi si parla di semplificazione. Nessuno ha il coraggio di dire che e stato fatto un "errore".
Nessuna categoria professionale al mondo ha 3 albi per la stessa attività.
Prendiamo gli Avvocati : esistono penalisti , civilisti e amministrativi ma sono tutti avvocati.

Un Promotore Finanziario ogni anno deve sostenere giustamente corsi e test per gli aggiornamenti obbligatori per mantenere i requisiti sia per APF (albo promotori finanziari), sia per il RUI (ISVAP), per i prodotti assicurativi, ma questo nuovo albo a cosa serve ?
Serve per poter aprire i Conti Corrente, affidamenti sui conti, mutui e carte di credito.
Ma, non è obbligatorio per i "dipendenti" delle Banche, la forza dell' ABI nel Governo si vede.
Cosa comporta nella realtà, solo costi !
-tassa iscrizione annuale albo OAM;
-assicurazione Responsabilità Civile , ammesso che si trovi la compagnia (generalmente straniera) con costi esorbitanti;
-firma digitale;
-posta certificata.
Insomma hanno sistemato altre belle poltrone.

Era auspicabile una regolamentazione per mediatori creditizi ad oggi non particolarmente regolamentata.

Chi vuole iniziare l'attività di PF, cosa deve fare ?
Dovrà sostenere l'esame Consob poi fare gli esami OAM e poi gli esami per il RUI , oppure il "giro" è libero?
Consideriamo, che per tentare l'attività solo di iscrizioni si dovranno sborsare circa 3.000 euro.

sabato 17 novembre 2012

Segnali positivi dal mercato USA

Mentre la crescita del prodotto interno lordo (PIL) per il secondo trimestre è stata rivista verso il basso ad un deludente tasso annualizzato dell’1,3%, vi sono crescenti segnali che l’economia USA si è ripresa, specialmente sul versante dei consumi. Il Conference Board ha riportato un grosso aumento nella fiducia al consumo a settembre. L’aumento della fiducia può essere ampiamente attribuito al miglioramento del quadro occupazionale (come indicato dalla crescita migliore del previsto nelle cifre relative alla creazione dei posti di lavoro nel settore privato a settembre e dal consistente calo nel tasso di disoccupazione), quattro mesi consecutivi di guadagni nel mercato azionario e, forse aspetto più importante, sempre più forti segnali di una ripresa nel mercato immobiliare. Le ultime statistiche hanno mostrato che gli acquisti di case monofamiliari sono ben superiori al ritmo dello scorso anno, le vendite attuali di case sono salite, le case che attendono la vendita sono scese e l’attività dei pignoramenti sta calando. La svolta nel settore immobiliare potrebbe contribuire a scatenare un “circolo virtuoso”, in cui i crescenti prezzi delle case portano ad una maggiore spesa al consumo grazie agli effetti dati dalla ricchezza e dalla fiducia, i potenziali acquirenti di case sono incoraggiati ad acquistare prima che i prezzi salgano ancora e vi è un maggiore incentivo da parte delle banche a concedere prestiti grazie alla ridotta probabilità che i mutui diventino insoluti.

La Federal Reserve (Fed) ha contribuito a creare tale circolo virtuoso. I tassi di prestito relativi ai mutui USA sono scesi a minimi record prima dell’ulteriore programma di acquisto bond della Fed, annunciato a metà settembre. Una conferma della recente costante crescita nelle vendite di auto USA durante il mese di settembre suggerisce anche che il versante dei consumi dell’economia USA è migliorato e sta migliorando. I recenti cali nei prezzi del petrolio grezzo, se arriveranno ai consumatori, potrebbero ulteriormente aiutare la fiducia e la spesa discrezionale e qualsiasi continuo aumento nel numero di persone che lavorano dovrebbe ulteriormente aiutare la spesa al consumo. La forte revisione verso l’alto nei dati relativi agli stipendi da parte del Bureau of Labor Statistics USA – che ha mostrato che sono stati creati 386.000 posti di lavoro in più nel settore non agricolo nell’anno terminato il 30 marzo 2012 rispetto a quanto era stato originariamente riportato – e il calo di settembre nel tasso di disoccupazione al suo livello più basso da gennaio 2009 potrebbero essere segnali forieri di un tale miglioramento.