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martedì 18 dicembre 2012

2013 come potrebbe finire ?

Il 2013 sarà un anno di transizione per l’area euro. Le probabilità di evoluzioni avverse della crisi finanziaria appaiono diminuite, sebbene permangano dei rischi.......

In un quadro in cui le politiche economiche sembrano poter/voler fare ben poco oltre a quanto predisposto nel 2012, difficilmente l’area euro eviterà un'ulteriore declino del PIL , (che quindi potrebbe chiudere l'anno con un calo di -0,3%, in lieve miglioramento rispetto al 2012). Se il 2013 finirà senza grossi scossoni, l’economia area euro potrà tornare a crescere (all’1%) nel 2014.

- Per la seconda metà del 2013, sarà ancora un anno difficile per la zona euro, nonostante la svolta nella strategia di gestione della crisi avutasi con l’annuncio del Piano di azione congiunto BCE/ESM, e il piano Cina e USA, di ridurre l'immissione di liquidità.  L'introduzione  di regole uniformi per il consolidamento delle finanze pubbliche e l’individuazione di un’agenda per la creazione di un meccanismo di supervisione comune per le istituzioni creditizie e la voglia di spingere su un rialzo dei tassi, ormai da tempo vicini allo "zero" , determineranno una volatilità dei tassi particolarmente sul mercato obbligazionario e su quello obbligazionario dei paesi emergenti e sulle valute locali.

- Il processo di consolidamento fiscale nella periferia è destinato a proseguire e il grado di restrizione fiscale è atteso ridursi solo marginalmente rispetto al 2012, dall’1,4% all’1% del PIL. Solo nel 2014, il freno al ciclo derivante dalla politica fiscale potrebbe allentarsi significativamente. Al Deleveraging (riduzione del livello di indebitamento delle istituzioni finanziarie) uno dei problemi più frequenti e spinosi, e che dopo la crisi del settore pubblico si aggiunge in Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda quello del settore privato.

- Anche nel 2013 le azioni della BCE continueranno a essere limitate dai vincoli ideologici e istituzionali, ed è assai improbabile che la Banca centrale possa immettere altra liquidità.

- In questo contesto, è difficile che l’economia dell’area euro possa tornare a tassi di crescita positivi già nel corso della parte finale dell'anno, anche perché, sulla base dei dati più recenti, si è determinata una frenata dell'economia (recessione tecnica) in Germania .

- Nel 2013, le esportazioni nette rimangono il solo motore di crescita, mentre la domanda interna continuerà a scendere anche se a un ritmo (-0,8-11%), meno severo che nel 2012 (-1,4%). Rispetto all’anno in corso, si chiuderanno, in parte, le divergenze tra Paesi del centro, che contribuiranno per +0,1% alla crescita della zona euro, e Paesi della periferia che in media dovrebbero sottrarre uno 0,4%.

- La dinamica occupazionale continuerà a risentire del rallentamento ciclico in particolare nei Paesi della periferia, ma si potrebbe avere anche un peggioramento anche nei paesi core. Arrivano dati peggiorativi della disoccupazione nell’area euro che possa salire fino al 13,1% per fine 2013.

- I rischi sullo scenario rimangono ancora verso il basso e derivano non solo da ripercussioni più severe del previsto sull’economia reale delle tensioni sui mercati finanziari. I progressi attuati quest’anno andranno consolidati per evitare ricadute della crisi sul debito e a tal fine è fondamentale che il piano BCE venga implementato in modo ordinato e in tempi rapidi in caso di necessità; che i lavori per l’istituzione di un’autorità di vigilanza europea avanzino senza eccessivi ritardi . Gli occhi sono puntsti sull'appuntamentio elettorale in Germania, sperando che non determini un ripensamento delle scelte di politica economica nazionale ed europea.
Bisogna aspettare una ripresa della domanda globale, che acceleri già da fine inverno dando nuovo impulso alle economie europee. Se il 2013 terminerà senza grossi scossoni, l’economia area euro potrà tornare a crescerenel 2014.

- L’inflazione è attesa tornare sotto il 2% già da febbraio del prossimo anno (alcuni l'attendevano già nel febbraio 2013) , al rientrare delle pressioni da energia e alimentari. Sull’orizzonte di previsione l’inflazione rimarrà ampiamente sotto controllo e le uniche pressioni inflative deriveranno da aumenti di tassazione indiretta e prezzi amministrati.

-Il quadro congiunturale in dettaglio: un anno di transizione
Le previsioni più “catastrofiche” di coloro che un anno fa vedevano nel corso del 2012 il default o l’uscita di uno o più Paesi dall’Eurozona, o addirittura un’ipotesi di “conflagrazione” dell’Unione Monetaria, sono state smentite. La predisposizione di un “piano di emergenza” da parte della BCE attraverso l’annuncio delle OMT di settembre, e la soluzione almeno temporanea e parziale al puzzle greco raggiunta attraverso l’accordo dell’Eurogruppo di fine novembre, sembrano aver ridotto drasticamente i rischi di un’evoluzione “disordinata” della crisi finanziaria.

Dopo tali eventi, e visto che in parallelo è proseguita e anzi si è intensificata l’implementazione di severe misure fiscali correttive in tutti i Paesi coinvolti dalla crisi, oggi la probabilità di un default o di un’uscita dall’euro da parte di uno qualsiasi dei 17 Paesi dell’Eurozona, Grecia inclusa, appare essersi ridotta considerevolmente rispetto ad un anno fa.

Tuttavia, è ancora presto per parlare di una ripresa: da un lato il parziale rientro delle tensioni finanziarie non si è tradotto (almeno sino a novembre) in un significativo recupero di fiducia per famiglie e imprese, dall’altro pesano ancora (e peseranno almeno per tutto il 2013) gli effetti restrittivi delle manovre di consolidamento fiscale. Per l’intera area dell’euro, i provvedimenti correttivi già adottati sul 2013 valgono complessivamente lo 0,9% del PIL (dopo l’1,5% medio nel biennio 2011-12).

Il 2013 sarà un anno in cui le politiche economiche sembrano poter o voler fare ben poco per sostenere la crescita: dopo le misure eccezionali messe in campo sia dalla politica monetaria che dalle istituzioni comunitarie nel corso del 2012, le politiche economiche non potranno che aspettare l’evolversi degli eventi, ovvero un percorso di uscita molto graduale dalla crisi.

Il nostro scenario centrale prevede per il 2013 un altro anno di «recessione lieve», con una caduta del PIL di qualche decimo di punto percentuale. Riteniamo che si possa vedere un miglioramento rispetto al -0,4% del 2012, ma che difficilmente la crescita possa tornare in positivo per la media d’anno (a nostro avviso il PIL potrebbe tornare a crescere su base trimestrale a partire dalla primavera, ma i rischi sono verso il basso). Il nostro scenario sconta: 1) una persistente divergenza tra domanda interna, che continuerà a risentire degli effetti della crisi, e domanda estera che darà ancora un contributo positivo al PIL (anche se inferiore rispetto al 2012); 2) un freno alla crescita proveniente ancora dalla politica fiscale (con un impatto sul PIL di circa 0,6%); 3) un allentamento solo graduale delle tensioni finanziarie, senza escludere periodiche recrudescenze in occasioni di eventi “sensibili”.

Tra gli eventi potenzialmente in grado di scatenare nuove tensioni segnaliamo: le nuove scadenze di pagamento (o eventuali difficoltà nell’attuazione dell’accordo di fine novembre) per la Grecia; una eventuale richiesta di aiuti (non solo finalizzata alla ricapitalizzazione del sistema bancario) da parte della Spagna; l’incertezza sullo scenario politico regnante in Italia, che potrebbe costituire la maggiore fonte di volatilità sui mercati finanziari.




domenica 16 dicembre 2012

Visione dei mercati di Dicembre

I mercati azionari hanno chiuso novembre su livelli pressoché invariati, in quanto l’incertezza legata al fiscal cliff ha bilanciato il miglioramento dei dati macroeconomici provenienti da USA e Cina. Tale contesto ha favorito i titoli high yield e il debito emergente.
All’inizio del mese, appena dopo la rielezione di Barack Obama, i listini hanno registrato una netta correzione, in previsione di nuove impasse del governo e di negoziazioni dell’ultimo minuto volte a evitare una contrazione fiscale di circa USD 600 miliardi il prossimo anno. Anche le revisioni al ribasso degli utili societari statunitensi hanno avuto la loro parte e alla fine il mercato USA è risultato il peggiore delle aree avanzate.
La borsa nipponica ha invece conseguito le performance migliori. Le voci di una possibile vittoria dell’LPD e del suo leader Shinzo Abe (notoriamente favorevole alle misure di politica monetaria) alle elezioni generali di dicembre hanno fatto deprezzare lo yen nei confronti dell’USD e dato impulso alle azioni giapponesi. In Europa è prevalsa la cautela. Il fatto che i rendimenti dei Bund tedeschi a due anni siano scesi in territorio negativo per la prima volta da settembre indica che, nonostante l’accordo raggiunto per l’erogazione di EUR 44 miliardi alla Grecia, gli investitori sono ancora preoccupati per la mancanza di una soluzione di lungo periodo alla crisi dell’euro. Per non parlare della delusione per il declassamento della Francia, privata da Moody’s del rating AAA.
Pur in un contesto economico-politico instabile, gli investitori prestano sempre maggior attenzione alle vicende dei singoli titoli e sono meno propensi a investire in base al clima di rischio. La tendenza dei corsi azionari a salire o scendere in blocco è notevolmente diminuita: gli indici di correlazione si attestano infatti attualmente ben al di sotto delle medie di lungo periodo.
È interessante notare che gli investitori a caccia di rendimento sembrano fermi al mercato obbligazionario: le società che distribuiscono dividendi elevati hanno nuovamente segnato il passo, in particolare nei settori delle utility e delle telecomunicazioni.

martedì 11 dicembre 2012

Monti - Berlusconi - SPREAD

- Roma, 11 dic. - Botta e risposta a distanza in diretta tv tra Mario Monti e Silvio Berlusconi. Il premier e il numero uno del Pdl, intervistati di prima mattina su Rai 1 e Canale5, si sfidano su spread e effetti della crisi in un duello che ha gia' i toni della "campagna elettorale".
Ad aprire le ostilita' e' il Cavaliere che senza mezzi termini accusa il governo tecnico di avere aggravato la crisi e attacca: "Smettiamola di parlare di questo imbroglio. Di spread non si era mai sentito parlare, se ne sente parlare solo da un anno. Cosa ci importa di quanti interessi il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco?".
-Dal proprietario di MEDIOLANUM, non mi aspettavo tali considerazioni. Infatti, ogni stick (decimo di % ) comporta interessi in più che lo stato deve pagare ai suoi "creditori" .
Pagare tassi più bassi riduce il monte dei debiti , aumentando lo SPREAD , lo stato Italiano paga tassi che non si può permettere.-

La risposta di Monti e' indiretta e l'inquilino di palazzo Chigi non nomina mai Berlusconi. Ma il premier dice invece di essere "molto preoccupato" per l'andamento del differenziale e chiarisce che quanto fanno i governi non e' affatto secondario riguardo alla tenuta dei titoli del debito. "Dobbiamo stare molto attenti e anche spazzare via alcuni miti, come quello secondo il quale cio' che un Paese fa non avrebbe rilievo per il proprio spread e che sarebbero solo gli interventi della Bce" a muoverlo. Insomma, ripete Monti come aveva in parte fatto gia' ieri a Oslo, i cittadini non sono "degli sciocchi e degli sprovveduti" Monti non risparmia un altro affondo al suo predecessore e dopo le parole pronunciate a Cannes poco prima di annunciare le sue dimissioni al Capo dello stato, ripete che "il populismo esiste in Europa e anche in Italia.
Ogni periodo elettorale ha dato luogo a una tendenza di chi chiede il voto ai cittadini volendo iper-semplificare le cose e presentare soluzioni un po' magiche quasi per seguire i loro istinti viscerali e non per fare quello che l'uomo politico, non diciamo lo statista, deve fare: prospettare un futuro ai cittadini e non promettere cio' che non puo' essere mantenuto.
E' importante che ci sia questa autodisciplina da parte di tutti - continua Monti - anche per non creare fratture con l'Europa e per non trattare i cittadini come sciocchi". E se Berlusconi attacca il governo che ha bloccato la crescita peggiorando "tutti gli indicatori economici", Monti risponde secco: "Sarei felice di apprendere da qualcuno come sarebbe stato possibile quest'anno salvare l'Italia finanziariamente dal destino greco e intanto farla crescere a ritmo veloce - dice - quella ricetta sarebbe stato opportuno trovarla qualche anno prima quando per di piu' non c'era da curarsi della grande difficolta' finanziaria".
A Berlusconi risponde anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: "Magari fosse solo fantasia", dice. E per il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, "Siamo nel campo delle opinioni personali. Lo spread e' importante - dice - perche' impatta direttamente sul costo del nostro debito pubblico".

-Nella serata del 12 dic , è arrivato anche l'avvertimento "tedesco" (la Merkel) che ovviamente e stata costretta ad intervenire. L'avvertimento è stato chiaro, la Germania non vuole entrare nella compagnia elettorale italiana...
Infatti, attaccare la Germania in questo momento, non può far altro che agevolare la speculazione e DRAGHI non può sempre intervenire con lo scudo salva Stati-SPREAD.
Una cosa è certa, che anche questo governo non ha messo in campo un sistema serio per combattere l'evasione. Anzi, aumentando la pressione fiscale , ha completamente svuotato le tasche degli Italiani, bloccando i consumi e quindi la crescita . I ceti medi e bassi per arrivare a fine mese si stanno vendendo quello che avevano (2.500.000 di Italiani da gennaio si sono venduti oggetti di oro) oppure si stanno privando di molte, molte cose . Le tasse ormai sono a livelli insopportabili sui redditi reali. Possibile che nessun politico pensi agli Italiani ? Dove ci vogliono portare? Il " criff " italiano è vicino ?-
LE MIE SONO SOLO CONSIDERAZIONI ECONOMICHE E NON POLITICHE.





lunedì 26 novembre 2012

Punto sui mercati a novembre

La settimana scorsa è stata positiva per i mercati azionari, ma non ha portato buone notizie economiche o politiche.
L’Europa non ha ancora trovato un accordo sul suo budget e la Grecia non ha ancora ottenuto il suo prestito dalla Troïka.
Negli Stati Uniti il “fiscal cliff”(baratro fiscale), per il momento, è ancora un “cliff”. Allo stesso tempo, la convergenza dei tassi dei paesi dell’Europa del Sud continua. L’obbligazione a 10 anni del Portogallo paga ormai il 7,7% contro il 18% dell’anno scorso. Questa tendenza è fondamentale per l’Europa e traduce, tutti i progressi fatti fino ad ora, in una condizione di maggior stabilità per i paesi della zona. Ovunque i governi cercano il modo di rendere le loro economie più competitive (ribasso del corporate tax in Francia e forse anche in Portogallo, accordo dei sindacati spagnoli con una società come Renault per installare una nuova fabbrica di automobili).
Malgrado questi segnali, gli investitori rifiutano ancora di riconsiderare l’investimento in azioni; comprano obbligazioni corporate senza capire che in 5 anni i rendimenti dei loro portafogli saranno negativi per quanto riguarderà il real yield.(ritorno reale dell'investimento).
Due forze si confrontano sui mercati: una forza deflazionistica (la recessione in Europa o il rallentamento economico globale) e una forza inflazionistica (le politiche delle banche centrali di offrire tutta la liquidità desiderata). Chi vincerà? Per il momento, l’inflazione è sempre presente e le banche centrali hanno voluto salvare il mondo, dando ai governi, il tempo di rinnovare i loro sistemi. Con dei paesi emergenti sempre sulla strada dello sviluppo economico e con la stabilizzazione del rallentamento nel primo semestre 2013, ora potremo assistere ad una nuova fase di rimbalzo dei mercati azionari. Il tempo della sicurezza potrebbe essere passato: in questo contesto bisognerebbe adottare una strategia d’investimento più concentrata sulle azioni. (fonte DNC)
Le opportunità bisogna coglierle, accettare i rischi ma, diversificando sia come asset che come "tempo" .

giovedì 22 novembre 2012

Crisi o opportunità

La parola "crisi finanziaria" ormai è giornaliera. Nei paesi Occidentali la leggiamo con accezione negativa, ma in Cina ? Nella foto, potrete vedere come si scrive, ma come si traduce ?
Si traduce con "Pericolo=Opportunità " che da una senso completamente positivo.
Si trasformano in due approcci mentali diversi.
Noi, ci chiudiamo e aspettiamo , loro spingono la produzione e vanno avanti.
Se notiamo le crisi intercorse, negli ultimi anni, forse capiamo perché loro crescono e noi siamo fermi.
Come per la produzione, l 'industria , le scorte...i mercati finanziari vanno affrontati .
Non ci vuole uno scienziato per capire che per guadagnare bisogna comprare ai minimi e vendere quando c'è un rialzo. Guardiamo l'Italia ad Agosto per esempio avevamo uno SPREAD sui Nostri titoli di Stato che faceva rendere i titoli anche oltre il 7%
Ma solo pochi hanno colto le occasioni, molti hanno difeso bloccando e proteggendo i soldi in conti deposito...
Invece, chi ha ridotto il rischio, diversificando, in questo periodo ha potuto cogliere grosse opportunità di guadagni cogliendo le opportunità.
Il prodotto più amato dagli investitori Italiani , i titoli di Stato, hanno creato guadagni a due cifre.
Molti titoli avevano prezzi
Ormai siamo subissati da notizie dove la Cina domina i mercati (vedi il debito Americano ) la crescita del loro PIL e la continua espansione commerciale.
Ma finanziariamente quando conviene comprare ?
Quando siamo ai massimi o ai minimi ?




mercoledì 21 novembre 2012

Scenari mercati futuri


Banche Centrali: altri imperatori nudi. La scorsa settimana il rapporto trimestrale sull’inflazione della Banca d’Inghilterra ha tracciato un quadro assai cupo delle prospettive economiche del Regno Unito. Secondo la relazione vi sono pochi segnali di ripresa per il periodo considerato, ma l’inflazione dovrebbe mantenersi sopra il tasso obiettivo del 2% stabilito dalla banca centrale. In termini di prezzi costanti, l’economia britannica non tornerà sui livelli del 2008 sino al 2015, in base a queste stime. La situazione sta cominciando ad assumere proporzioni bibliche, con sette anni di (relativa) penuria dopo sette anni di abbondanza.

Con il consueto understatement britannico, il governatore della Banca d’Inghilterra ha descritto la situazione come “una combinazione sfavorevole di ripresa fiacca e inflazione superiore all’obiettivo che si protrarrà per qualche tempo”. Chi scrive si esprimerebbe sicuramente in termini più enfatici per illustrare le condizioni dell’economia del Regno Unito, in particolare alla luce del fatto che nel quarto trimestre il Pil potrebbe accusare una nuova contrazione. Ma l’enigma che sta tormentando le autorità riguarda il tasso di crescita della produttività e, quindi, la potenziale espansione dell’economia britannica. Secondo alcune indicazioni sell-side, la capacità inutilizzata potrebbe essere prossima allo zero, nonostante un tasso di disoccupazione del 7,8%. Se così fosse, ciò spiegherebbe in buona parte la presenza di spinte inflazionistiche a dispetto degli scoraggianti dati sulla crescita. Alcuni osservatori suggeriscono che l’attuale tasso di espansione sottostante dell’economia britannica sia prossimo a zero, e di conseguenza l’output gap sia molto minore di quello indicato dai dati sulla disoccupazione. In tal caso, il Regno Unito sarebbe attualmente in una fase di stagflazione, non della stessa portata di quella degli anni ’70 ma comunque sgradevole.

Molti lettori del presente commento potrebbero avere un interesse limitato nei confronti del Regno Unito, ma la situazione illustrata per questo paese rappresenta un importante banco di prova degli esperimenti di politica monetaria condotti dalle banche centrali in tutto il mondo. Il caso britannico e i recenti commenti secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando se estendere ulteriormente l’allentamento quantitativo sono due segnali che potrebbero suscitare timori sull’effettiva efficacia delle misure non ortodosse di politica monetaria. In una sessione dedicata della nostra recente riunione quadrimestrale abbiamo considerato se la politica monetaria abbia esaurito le sue munizioni. Le nostre conclusioni non sono state totalmente sconfortanti, ma siamo molto sensibili ai timori che la politica monetaria venga percepita come inefficace. Sebbene non vi siano in teoria limiti all’espansione del bilancio della Fed, come ha osservato lo stesso presidente della banca centrale americana in uno studio di una decina di anni fa, le autorità sono soggette a limiti pratici, politici e istituzionali.

Giappone: il cimitero dei gaijin. Le celebri parole di Winston Churchill sulla politica dell’Unione Sovietica, descritta come un “indovinello avvolto in un mistero dentro a un enigma”, potrebbero essere rivolte oggi al Giappone in un’ottica di investimento. Ancora una volta il paese ha confuso gli operatori, con la diffusione di una serie di pessimi dati economici nel momento in cui i listini avevano cominciato a riprendersi. Il mercato nipponico potrebbe quindi essere descritto anche come un cimitero per i fondamentalisti, o comunque per i gaijin.

La scorsa settimana l’economia giapponese è tornata decisamente in recessione, con una contrazione dello 0,9% (tasso annualizzato) del Pil reale, alimentata dal crollo delle esportazioni e dall’indebolimento della domanda interna privata. Sospettiamo inoltre che il rallentamento non finirà qui. È importante osservare che l’indice scorte-spedizioni giapponesi rimane sui livelli estremamente elevati.
Considerati gli attuali dissidi con la Cina e il fatto che le esportazioni di settembre hanno chiaramente risentito di un forte calo della domanda cinese, un marcato recupero dell’export appare improbabile. Il recente grave deterioramento dei dati sulla produzione industriale suggeriscono che è in corso una correzione delle scorte, con conseguenti ripercussioni sia sulla crescita del Pil reale che sugli utili societari, vista la loro stretta associazione con l’output.

Tuttavia, nonostante questa situazione chiaramente svantaggiosa, verso la fine della settimana le azioni hanno recuperato terreno, una dinamica fortemente legata al deprezzamento dello yen, che è sceso a quota 81 rispetto al dollaro statunitense a fronte della convinzione degli investitori che le autorità stiano finalmente per intervenire per favorire un indebolimento della valuta nipponica. Sono circolate molte voci su chi sarà il nuovo governatore della Banca del Giappone, quando terminerà il mandato dell’attuale presidente Shirakawa a marzo 2013. Tradizionalmente viene attuata una rotazione tra gli esponenti della banca centrale e quelli del ministero delle Finanze. Dato che Shirakawa proviene dai ranghi della Banca del Giappone, è probabile che il suo successore sarà una persona designata dal ministero, e ciò ha indotto alcuni osservatori a ritenere che l’orientamento di politica monetaria possa diventare più espansivo. Continuiamo a sovrapesare il listino nipponico, che offre valutazioni molto interessanti ed è generalmente sottopesato dagli investitori.

Mercati: quale sarà la prossima decisione da prendere? La scorsa settimana i mercati hanno continuato a essere dominati da un clima di pessimismo, a fronte dei crescenti timori di un rallentamento globale. Negli Stati Uniti sono state avviate le trattative sul sempre più imminente precipizio fiscale, ma è ancora troppo presto per dire come verrà risolta la questione. Intendiamo riesaminare la situazione nelle prossime settimane, quando le nubi cominceranno a diradarsi.

La recente debolezza dei mercati porta a chiedersi quale sia il modo migliore di utilizzare il rischio di portafoglio nell’attuale contesto. L’impressione che si ricava da alcuni dati sul posizionamento degli investitori (indagini e rilevamenti sui flussi di capitali) è che il rinnovato interesse per le azioni del terzo trimestre sia stato di natura esplorativa e si sia concentrato principalmente sulle aree difensive. Del resto, i dati Credit Suisse sulla propensione al rischio hanno evidenziato un ritorno alle azioni caratterizzato da scarso entusiasmo, con il mantenimento di una forte enfasi sul credito, mentre l’indicatore relativo al solo rischio creditizio si è attestato su livelli prossimi all’euforia. Riteniamo che la prossima importante decisione riguarderà la scelta dei tempi per ampliare l’esposizione ciclica, mossa che sarà giustificata una volta che ci saranno (finalmente) concreti segnali di ripresa del ciclo globale.

Vi sono alcune timide avvisaglie di miglioramento, che interessano in particolare gli indici dei responsabili degli acquisti e i dati sulle esportazioni asiatici, nonché i segnali di solidità del settore immobiliare statunitense, che potrebbero innescare effetti a catena su ampia scala. Tuttavia, il quadro generale rimane piuttosto anemico. Gli indicatori anticipatori del nostro team valutario mostrano sì un rafforzamento negli Stati Uniti, ma solo sino a riportare l’espansione del Pil in linea con la media tendenziale nei prossimi 1-2 trimestri. Nel frattempo, i paesi del G-10 (esclusi gli Stati Uniti) continuano ad accusare un deterioramento con tassi di crescita inferiori alla media tendenziale.

In tale contesto, manteniamo la sovraesposizione alle azioni, con sovrapesi negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, e sottopesi nel Regno Unito e nei paesi emergenti. L’ago della bilancia saranno probabilmente i mercati emergenti, dove tradizionalmente la regola generale è quella di aumentare gli investimenti nella classe di attività quando gli indicatori anticipatori dei paesi Ocse cominciano a migliorare. Si tratta di una regola semplice, ma non priva di fondamento, quindi potrebbe essere questa l’area da osservare quando saranno evidenti maggiori segnali di ripresa.

martedì 20 novembre 2012

Nuovo slancio dei consumi in CINA

Si è aperto a inizio novembre il XVIII Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese. Il preannunciato cambio della guardia ai vertici della gerarchia cinese porterà Xi Jinping ad essere il nuovo Presidente e Li Keqiang nel ruolo di Premier. I nuovi leader ereditano un tasso di crescita economica che pur essendo al di sopra degli obiettivi Governativi è più basso rispetto agli anni passati. Il principale impegno del governo è dunque oggi quello di concentrare gli sforzi sulla redistribuzione della ricchezza e il ribilanciamento dell’economia, riducendo ulteriormente la dipendenza dalle esportazioni, a favore dei consumi interni. Inoltre grande attenzione dovrà essere prestata dal Governo al tema caldo dell’inflazione, che pur essendo attualmente sotto controllo potrebbe risentire dell'aumento dei salari e dell’immissione di enormi quantità di liquidità a livello globale.
In termini di politica economica, il Comitato Permanente ha pieni poteri decisionali su qualsiasi aspetto, dagli obiettivi di crescita del PIL agli investimenti. Le priorità della nuova classe dirigente saranno in primo luogo, in linea con il 12° Piano Quinquennale, la diffusione della ricchezza oltre le prospere province costiere e la gestione della transizione verso un'economia più incentrata sui consumi interni, come ribadito già durante il primo giorno di riunione del Congresso.
Le principali aree di intervento del 12° piano quinquennale nello specifico sono:
• Ristrutturazione economica
• Accettazione di un tasso di crescita annuale più basso
• Creazione di un modello economico equilibrato e sostenibile
• Spostamento del volano della crescita dai settori dell'export verso la domanda interna dei consumatori attraverso l’aumento dei salari
• Progresso industriale
• Equilibrio sociale
• Riduzione del divario tra redditi urbani e rurali
• Sviluppo regionale
• Miglioramento del tenore di vita
• Tutela dell'ambiente
• Risparmio energetico
• Miglioramento della qualità ambientale
• Sviluppo di nuove fonti energetiche
Sono in molti a pensare che nei prossimi anni assisteremo ad un rafforzamento delle linee già tracciate. In particolare, verranno chiariti i dettagli delle strategie che la Cina intende adottare per spostare il fulcro dell'economia dall'export ai consumi, reindirizzare la spesa dalle immobilizzazioni (attualmente al 50% circa del PIL) verso i consumi e mantenere l'armonia sociale nonostante la rapida urbanizzazione e la crescente consapevolezza politica di una popolazione tecnologicamente avanzata. Tra le sfide che attendono la nuova leadership non bisogna dimenticare il sostegno alla crescita dei servizi e il rafforzamento degli accantonamenti privati per sanità e pensioni.
In base a quanto avvenuto in passato, molti osservatori prevedono inoltre che il cambio di leadership sarà accompagnato da nuove misure di incentivazione per accentuare la sensazione di "benessere" legata all'evento e promuovere alcuni segmenti dell'economia. Ciò sarà reso possibile anche grazie alla crescita economica, che ha recentemente dato segni di stabilizzazione. Ad ottobre l'espansione del settore terziario in Cina ha infatti registrato un rimbalzo, unendosi ai progressi del comparto manufatturiero a dimostrare che l'economia cinese sta dando segni di ripresa. L'indice dei direttori d'acquisto è salito a 55,5 in ottobre rispetto al 53,7 del mese precedente, secondo il National Bureau of Statistics e la China Federation of Logistics and Purchasing. Il dato fa seguito a due precedenti rapporti che indicavano una ripresa dell'attività manifatturiera.

Un commento di Raymond Ma, di Fidelity, "Guardando al mercato azionario cinese, questa fase risulta essere particolarmente interessante. I titoli azionari cinesi continuano ad essere scambiati su valutazioni vicine ai minimi storici pari a 9-10 volte gli utili stimati del prossimo anno e il cambio di leadership potrebbe favorire un rally in particolare per i settori legati ai consumi...
aumenterà l'impegno per accelerare l'urbanizzazione e la redistribuzione della ricchezza.
I settori ad elevato potenziale di crescita, sono l’abbigliamento, le assicurazioni e internet" (fonte Bloomberg, dal 23.02.11 al 14.11.12)